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C’era una volta ‘a cummarella…

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Loren_MastroianniIl personaggio di cui sto per raccontare appartiene ad un’Italia che non esiste più, avendo subito negli ultimi decenni profonde trasformazioni sociali e culturali.
La “cummarella” era una donna con la quale un uomo sposato intratteneva una relazione extra-coniugale, tuttavia qualcosa di ben diverso rispetto ad una semplice amante.

Di cummarelle credo che ce ne sia ancora qualcuna, tuttavia il genere ha subito un drastico ridimensionamento a partire dal 1974 allorché anche in Italia venne introdotto il divorzio.

Prima, soprattutto al Sud, il matrimonio era intoccabile, anche quando le cose andavano male; per lo più le donne preferivano tollerare le infedeltà dei coniugi perché rompere il legame matrimoniale, anche se si trattava di un legame con un pessimo marito, era considerato un disonore: per la donna, moglie e madre, si trattava di una sconfitta, di un fallimento e rimanere sola la emarginava agli occhi del mondo come e più di coloro le quali viceversa un marito non l’avevano mai trovato: le “zitelle”.

Inoltre spesso e volentieri le mogli non avevano un lavoro fuori dal focolare domestico e per tale motivo si trovavano in condizione di sudditanza anche economica nei rispetti dell’uomo di casa.
Concludendo: la coppia andava avanti magari stentatamente, infelicemente, ma era raro che si separasse.

Ovviamente c’era anche la possibilità che l’infedele di turno fosse la moglie, tuttavia ciò statisticamente accadeva meno spesso o meno alla luce del sole, perché tale comportamento rappresentava per la fedifraga un grosso rischio anche sotto il profilo giudiziario in quanto il Codice Penale puniva la moglie mentre era tollerante nei confronti dell’infedeltà del marito.

E’ noto il caso della Dama Bianca, Giulia Occhini, la donna che amò il ciclista Fausto Coppi pur essendo sposata con un altro uomo e che per tale motivo finì anche nelle patrie galere.

DivorzioIl divorzio e la riforma del diritto di famiglia del ’75 non è che cambiarono le cose, ma interpretarono e legittimarono le trasformazioni in itinere (da poco era passato il ciclone noto come ’68) e i radicali cambiamenti nel costume, nei modi di fare e di pensare che coinvolsero per la prima volta dopo decenni se non dopo centinaia di anni l’istituzione matrimoniale in Italia.

La donna, giustamente, cominciò a scrollarsi di dosso la sudditanza economica e psicologica, il suo ruolo non fu più quello della sottomessa ma di una persona equiparata al coniuge, la cui funzione non era più quella di assicurare la continuità della specie e la gestione della casa ma di mirare alla propria felicità possibilmente in sintonia, ma eventualmente anche in contrapposizione, a quella della coppia.

Così cominciarono ad aumentare le separazioni e poi arrivarono i divorzi: situazioni di incompatibilità se non di aperta ostilità non vennero più tollerate, il restare sole non fu più vissuto come un disonore per le ex mogli mentre le zitelle si trasformavano in “singles”.

Facciamo un salto a ritroso nel tempo, tornando agli anni che precedettero il ’74: “cummarella” è il nome che la diretta interessata assumeva a Napoli e nel Meridione d’Italia, altrove sarà stata chiamata diversamente.
Mi viene in mente il termine “favorita” riservato peraltro alle cummarelle dei re, in primis la mitica Madame de Pompadour.

Come accennato sarebbe riduttivo se non fuorviante parlare di “amante”: prima di diventare “cummarella” certamente la diretta interessata sarà stata per un certo periodo di tempo amante ma, a un certo punto, avrà cessato di esserlo per essere elevata ad un rango diverso e certamente superiore.
Si trattava di una relazione stabile che comportava da parte dell’uomo anche il mantenimento economico della cummarella: nei casi in cui se lo poteva permettere era infatti l’uomo a metterle a disposizione un appartamento oltre che a fornirle i mezzi di sussistenza altrimenti, se dotato di minor forza economica, doveva comunque contribuire al suo sostentamento.

In estrema sintesi: più che in presenza di un’amante ci trovavamo in presenza di un rapporto quasi di bigamia.
Detto rapporto all’inizio si tentava di tenerlo segreto, ma in una società piena di barbieri e “capere”, anche se non c’era Facebook e nemmeno gli smartphone, il segreto veniva presto svelato e diventava notizia di carattere pubblico.
Ovviamente veniva a saperlo anche la moglie cornificata, che non la prendeva certamente bene.

Tuttavia, alla luce delle considerazioni anzidette (mai e poi mai rompere il matrimonio), la moglie sovente finiva per accettare la situazione di fatto e tollerare la nuova presenza, ferme alcune regole inderogabili:
1) mai parlarne in casa e, se proprio fosse stato necessario farne cenno, indicare la cummarella col pronome dimostrativo “quella”;
2) obbligo per il marito di presenziare al pranzo domenicale nonché di trascorrere all’interno della famiglia legittima le feste comandate: Natale, Capodanno, Pasqua lasciando alla cummarella le festività minori quali Santo Stefano e Pasquetta;
3) tolleranza verso il marito, cui era consentito trascorrere due, massimo tre sere a settimana a casa della cummarella;
4) divieto di distrarre il patrimonio a favore di quest’ultima e degli eventuali figli illegittimi messi al mondo dalla predetta: alla seconda famiglia il marito poteva concedere solo delle grasse briciole, ma senza mai esagerare.

E’ evidente che solo uomini dotati di solide posizioni reddituali, in genere con una professione prestigiosa, potevano permettersi il lusso di mantenere due famiglie: pertanto possedere la cummarella finiva per diventare segno di distinzione sociale, come essere iscritto ai migliori circoli di bridge della città.

Se lo potevano (e se lo possono tuttora) permettere ricchi commercianti, affermati professionisti, uomini politici, magari qualche vecchio sindacalista, ma non certo un impiegato o un operaio che potevano al massimo concedersi qualche scappatella, non certo mantenere aperte e sostenere economicamente due case.
In qualche rara occasione tra moglie e cummarella poteva perfino esserci una tacita alleanza, per esempio nel caso in cui il marito / compagno fosse affetto da una qualche malattia del metabolismo entrambe le donne della sua vita dovevano impegnarsi a cucinargli cibi sani e concedergli soltanto un bicchiere di vino ai pasti.

Quando il poveretto spirava (con due donne da mantenere aveva pochissime probabilità di sopravvivere alle predette), ovviamente la cummarella non poteva partecipare alla veglia funebre; tuttavia la moglie finiva per assentarsi per una mezz’ora (andava a farsi consolare dalla vicina di casa) onde concedere anche alla cummarella il diritto di dare l’ultimo saluto al de cuius.

C’era poi un tipo del tutto particolare di cummarella: quella che si accompagnava ad un prete.

Qui, ovviamente, la riservatezza era maggiore ed inoltre mancava la rivale, per cui la cummarella doveva condividere il proprio uomo non con un’altra donna, bensì col sacro ministero.
Riservatezza per modo di dire: ricordo negli anni ’70 un sacerdote, peraltro simpaticissimo, che non aveva remore a passeggiare per le vie del Vomero sotto braccio alla sua compagna.

La stirpe delle cummarelle come ho accennato è in via d’estinzione: i matrimoni sono estremamente precari e pieni di “pause di riflessione” che per lo più preludono alla fine del vincolo coniugale.

Resiste il rapporto di fatto, “more uxorio” che coinvolge persone mai sposate o che abbiano già avuto un’esperienza coniugale, però mantenere due famiglie appare alquanto difficile al giorno d’oggi e non tanto per la crisi economica che attanaglia il paese, bensì perché non c’è tempo né voglia di creare un secondo rapporto stabile allorché è già così difficile creare e mantenere stabilità in un primo rapporto.

Mario Scalella

Nato a Napoli, vive a Milano dall’anno del primo scudetto azzurro. Laureato in giurisprudenza, lavora presso l’ufficio legale di un noto gruppo bancario. Ha giocato a calcio, ottenendo migliori risultati nel canottaggio e nella pallanuoto nel cui ambito ha anche maturato esperienza da dirigente sportivo. Ha collaborato con WaterpolOnline ed altre testate sul web che si occupano di sport, di Napoli e di napolitudine.