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“A refrische ‘e ll’anime d’ ‘o priatorio”: il culto delle anime al cimitero delle Fontanelle

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cimitero-fontanelleA Napoli il culto dei morti ha la sua indiscussa sacralità ed un’ampia gamma di modalità di venerazione.

Il 2 novembre, ad esempio, diventa presso il maggior cimitero della città, Poggioreale, una sorta di punto d’incontro, una sagra paesana dove sacro e profano si mescolano.

Tra i più famosi cimiteri napoletani c’è quello delle Fontanelle, dove i fedeli, da tempo immemore, si prendono cura delle cosiddette “aneme pezzentelle“, ossia le anime povere (non di spirito, ma quelle che nella vita terrena hanno avuto poca disponibilità economica…).

Le ossa ed i crani sono stati molte volte riposti in fosse comuni; una volta accatastati nelle caverne scavate all’interno del tufo che formano il cimitero, queste anime vengono quindi considerate abbandonate.

Le visite al posto sono fatte prevalentemente da gente appartenente ad un ceto sociale basso, quasi una linea di congiuzione tra quella che fu la cattiva condizione economica del defunto e quello di chi va, più che a pregare, a chiedere conforto e consiglio.

Il processo di affiliazione è semplice: ognuno sceglie un teschio, lo ripulisce e lo venera, magari costruendo un altarino povero fatto di fiori e lumini.

Generalmente l’anima “adottata” appare in sogno, costringendo il devoto ad un’investimento suppletivo per abbellire l’altarino come sopra descritto. Soli costi? Niente affatto: molte volte l’anima appare in sogno portando qualche numero da giocare al Banco Lotto…

Do ut des: più l’anima contribuisce al wellness terreno del devoto (vincite, lasciti, eredità, ecc.) più questa viene venerata; al contrario, se l’anima è restia a ricambiare il favore, il suo teschio viene abbandonato in favore di un’altro, forse più disponibile ad una forma di generosità ultraterrena.

A volte sembra che i teschi vivano, manifestando una sorta di umidità, dovuta tuttavia all’ambiente in cui sono ospitati, che ha un tasso di umidità notevole.

Al teschio prescelto, poi, spesso viene associato un nome, una storia vissuta, un ruolo ricoperto.

Sembra che addirtittura si attenda la comparsa dell’anima di un cabalista spagnolo, tale Don Francesco, mentre altre volte è proprio l’anima a suggerire l’adozione di un particolare teschio, collocato in un punto preciso della catacomba.

Quale il tornaconto dell’anima? Quella di essere ricordata e soprattutto, attraverso la preghiere, essere sollevata dalle pene del Pugatorio (l’alleviamento da una pena in napoletano si traduce con rifrisco).

Tra tutte non possiamo non ricordare la famosa espressione che si ritrova nelle preghiere rivolte a queste anime: «A refrische ‘e ll’anime d’o priatorio», ossia ad alleviare le pene del Purgatorio.

Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.