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Ê quatto ‘e maggio

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Trasloco1
Trasloco di nizio secolo, con il tradizionale “sciaraballo”

Il 4 maggio è una delle date di maggior interesse nel calendario napoletano: infatti parliamo della giornata nella quale le famiglie partenopee, affittuarie di case, organizzavano l’eventuale cambio di abitazione con trasloco annesso oppure subivano, nel peggiore dei casi, l’ingiunzione di sfratto da parte delle autorità competenti, dovendo abbandonare di gran carriera l’immobile occupato nel frattempo.

Da questa abitudine è nata l’espressione “fa’ ‘nu quatte ‘e maggio”, ossia traslocare o, per traslato, cambiare il modo di vivere per passare ad altre modalità di vita.

Ad onor del vero, l’espressione indica anche una gran confusione, come quella generata dal trasporto dei mobili e delle masserizie, attività che non può ritenersi sicuramente riposante, né da concludere nella giornata stabilita…

Perché il trasloco veniva effettuato il 4 maggio? Vediamo un pò di storia.

Secoli fa il giorno dedicato al trasloco  era il 10 agosto (lo è ancora in alcune parti del meridione d’Italia): immaginatevi la confusione, il caldo asfissiante le scale da fare su e giù, cosa che suscitò le reiterate proteste da parte dei facchini che dovevano sobbarcarsi il gravoso compito (in assenza di scale allungabili, argani e ascensori vari, ma potendo contare, oltre che sulla forza delle braccia, magari di qualche sciarabballe (etimologicamente dal francese: char à bancs = carro con i banchi, famoso nei versi della canzone ‘O Zappatore, cavallo di battaglia del grande Mario Merola) adibito al trasporto di cose e persone.

Siamo alla fine del Cinquecento quando, con una prammatica emessa nel 1587, il viceré Juan de Zunica conte di Morales, spostò di fatto l’attività al 1° di maggio, festività dei santi Filippo e Giacomo.

I napoletani dell’epoca, molto devoti a questi dei due santi (oggi la devozione, in generale, è in forte ribasso…), per i quali organizzavamo feste con annesse processioni e, soprattutto, generose cibarie, si rifiutarono di adempiere a quest’obbligo, cominciando a traslocare (in barba alla prammatica e al Vicerè) quando e come volevano…

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Pedro Fernández de Castro conte di Lemos

Dovettero passare diversi anni quando, nel 1611, il  nuovo viceré Pedro Fernandez de Castro conte di Lemos decise di fissare il 4 di maggio come nuova data per i traslochi e gli sfratti.

Da questo giorno, per la precisione, decorreva anche il pagamento del fitto (che a Napoli chiamiamo pesòne). A dire il vero noi il fitto mensile lo chiamiamo anche ‘a mesata (ad indicare il pagamento su base mensile), anche se questo lemma è più legato al pagamento dello stipendio da parte di un datore di lavoro.

Il pesone veniva corrisposto in tre rate anticipate quadrimestrali e precisamente il 4 gennaio, il 4 maggio e il 4 settembre: proprio per il fatto che il pagamento del fitto venisse corrisposto in tre soluzioni questo fu anche chiamato tierze. Vi dice nulla l’espressione “refonnerce tierze e capitale” ossia rimetterci interessi e capitale, a voler indicare gravi ed irreparabili perdite finanziarie dovute al mancato pagamento del corrispettivo (tierze) e dall’eventuale deprezzamento dell’immobile?

Come dicevamo, un po’ come tutte le cose, la tradizione è andata in disuso, anche perché la disponibilità di appartamenti è andata crescendo e si è cercato di diluire l’attività durante tutto l’anno.

Sul 4 maggio esiste anche una simpaticissima canzonetta che racconta di un “povero Cristo” costretto, suo malgrado, a cambiare casa, lavoro, amore.

Pensate che questo si rattristi? Macchè: con la nostra classica filosofia siamo certi che la vita va avanti e anche se con qualche sacrificio, se ne esce sempre fuori, filosofia giusta citata proprio nel ritornello:

“Core fatte curaggio,
‘a vita è ‘nu passaggio
facimmece chist’atu quatto ‘e maggio,
che ne parlamma a ffa’ si o munno accussì va”

Allora, se vi dovesse capitare… buon trasloco a tutti!

 

Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.