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Fiorentine e fiorentini…

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Le strade di interesse:

Vico-Fiorentine-a-Chiaia
  • Via Privata Fiorentine a Chiaia: dalla Riviera di Chiaia a via Arco Mirelli
  • Viale Fiorentine a Chiaia: da via Arco Mirelli
  • Vico Fiorentine a Chiaia: dal viale privato Fiorentine a Chiaia a via Fiorentine a Chiaia
  • Quartiere: Chiaia
Via dei Fiorentini
  • Via dei Fiorentini: da via Medina a via Ferdinando del Carretto
  • Quartiere: San Giuseppe

 

A Napoli ci sono due toponimi che ricordano la presenza di fiorentini a Napoli: il gruppo delle fiorentine e quello dei fiorentini.

Vediamo il primo: il toponimo si riferisce ad un primo nucleo di suore clarisse che vennero ospitate nel convento di San Francesco presente in questa zona, voluto da un ricco mercante, Lorenzo Scaroni, non originario di Firenze, ma della vicina Prato.

Per volere del fondatore nel 1723 infatti, un gruppo di sessantanove suore provenienti dalla Toscana si doveva stabilire nel convento per vivere in totale clausura. Purtroppo a Livorno, tra badesse, madri superiori e novizie se ne imbarcarono solo ventinove ed il numero fu integrato da quarante suore napoletane!

I locali non si sottilizzarono più di tanto sul fatto che la maggior parte delle uore fosse autoctone e le definì in questo modo “le fiorentine”, nome rimasto ad indicare le suore del convento di San Francesco degli Scarioni.

Per la cronaca, il corpo del benefattore non tornò mai nella natia Prato, ma fu seppellito a San Luigi di Palazzo.

Nota personale: anche se abitavo da tutt’altra parte (piazza Mazzini), passavo gran parte delle mie estati proprio lì, ospite dei miei cugini, tra taralli ‘nzogna e pepe, le barche a remi prese a nolo da Mimì, davanti all’ambasciata americana e la gelateria Remi Gelo… che tempi, ragazzi!

Via dei Fiorentini, invece, prese il nome dalla comunità di mercanti che si stabilì a Napoli già intorno al Trecento. In quel periodo Napoli ospitò un ospite illustre: Giovanni Boccaccio, all’epoca… bancario in quanto impiegato presso il banco de’ Bardi (che si trovava dalle parti di santa Chiara) il quale cominciò addirittura a scrivere qualche sonetto in napoletano, invaghendosi poi della figlia del Re, che poi chiamò Fiammetta (però non immaginatevi che il Decamerone fu ideato a Napoli…).

I fiorentini prosperarono a Napoli fino al Seicento, lasciando alla città due splendide opere: la chiesa di San Giovanni (ricca di opere d’arte) ed un teatro (detto de’ fiorentini) che, con l’altro denominato San Bartolomeo, può essere annoverato tra i più antichi al mondo!

Dove si trovano…?

 

 

Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.