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Il sogno continua: Napoli – Carpi 1-0

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Soccer: Serie A; Napoli-CarpiE il sogno continua …

Non ci si lasci ingannare dal risultato di misura. Il Napoli ha vinto di rigore, ma il divario tra le due contendenti è stratosferico. Sul piano economico ha indignato la valutazione di Lotito circa il “peso economico” del Carpi; sul piano tecnico non gli si può dare torto: squadre come il Carpi, che dichiarano di giocare col 3-5-2 e poi si schierano col 5-4-1 facendo un solo velleitario tiro in porta in tutta la partita, non meritano di militare in serie A.
Mister Sarri, però, aveva ragione nel temere questa partita. Se da un lato non sono venuti meno impegno e concentrazione, dall’altro la squadra ha denotato un certo nervosismo dettato sicuramente dall’obbligo di vincere, ma acuito dall’atteggiamento del Carpi e da un arbitraggio di una pochezza disarmante.
Nel primo tempo è stato negato un rigore al Napoli per evidente trattenuta in area di Callejon da parte di Sabelli (calciatore che il Carpi avrà evidentemente acquistato da una squadra di rugby, avendo nei suoi numeri di difensore soltanto la trattenuta dell’avversario), e qui ci si chiede come sia possibile che, in ragione delle rispettive posizioni in campo, il macroscopico fallo non sia stato visto da almeno uno tra Doveri, aggiuntivo d’area e guardalinee. Poco dopo, nella metà campo del Napoli, una palla rimbalza sullo stinco di un giocatore del Carpi davanti agli occhi del guardalinee che assegna la rimessa laterale in attacco al Carpi. Non si contano tutte le volte che, specialmente nel primo tempo, il pallone è rimbalzato sull’arbitro o quest’ultimo si è frapposto ai fraseggi dei giocatori azzurri. Nel secondo tempo ancora un errore del guardalinee, che ha battezzato in fuorigioco la posizione di Callejon andato in gol scavalcando il portiere avversario. Infine, un torto anche per il Carpi, così, tanto per gradire: Bianco e Zaccardo intervengono in sandwich su Insigne, il fallo lo commette in seconda battuta Zaccardo, ma Doveri vede un fallo di Bianco e lo ammonisce per la seconda volta con conseguente espulsione. A venti minuti dalla fine l’ennesima trattenuta in area del Carpi, questa volta su Koulibaly, non può non essere vista dall’arbitro: rigore che Higuain realizza con freddezza, portando a 24 il suo bottino personale, con sei gol consecutivi come non gli era riuscito neanche a Madrid.
Il nervosismo ha influito sulle prestazioni dei singoli. Sugli standard di rendimento ai quali ci hanno abituato si possono oggi segnalare soltanto l’onnipresente Callejon e Koulibaly, che ha dimostrato di non aver risentito della spiacevole vicenda di Roma. A tal proposito va evidenziato come il Napoli ed il suo pubblico non si pongano all’attenzione dell’Italia intera solo per il bel gioco e per i festeggiamenti canori durante e a fine partita. Molto bella la lezione di civiltà che oggi è provenuta dagli spalti a sostegno di Koulibaly, con lo spettacolo di uno stadio intero mascherato con la sua immagine. Tanti calci a un pallone e un solo bel calcio al razzismo.
Sotto tono Ghoulam e Insigne, quest’ultimo incappato ancora una volta nella partita in cui vuole strafare: poco al servizio della squadra, prova a segnare con continui tentativi di gol da cineteca, per poi rinunciare alle soluzioni più semplici e ovvie. Grande intraprendenza in Allan, ma oggi con qualche errore di troppo dovuto anche all’atteggiamento della squadra che non è riuscita a raddoppiare e triplicare sul portatore di palla avversario. All’Hamsik un po’ opaco del primo tempo fa da contraltare quello del secondo tempo: prende in mano la squadra da vero capitano e recupera una grande quantità di palloni.
Un appunto agli steward del San Paolo: hanno fatto entrare in campo un uomo vestito di giallo che non aveva pagato il biglietto. E non è la prima volta. In evidente crisi Higuain che segna appena un gol a partita: da un attaccante come lui è lecito attendersi di più. Scherzi a parte, benedetti Reina e il Pipita. E benedetta tutta questa squadra, che ha la sfrontatezza di battere anche i record del Napoli di Maradona: otto vittorie consecutive, come non era riuscito nemmeno a Quel Napoli.
Ed ora si va a Torino. Ma prima ancora si va … a Sanremo: nel lontano 1983 Tiziana Rivale cantava “sarà quel che sarà”.

                                                                                                                         Sergio Corpaci

Mario Scalella

Nato a Napoli, vive a Milano dall’anno del primo scudetto azzurro. Laureato in giurisprudenza, lavora presso l’ufficio legale di un noto gruppo bancario. Ha giocato a calcio, ottenendo migliori risultati nel canottaggio e nella pallanuoto nel cui ambito ha anche maturato esperienza da dirigente sportivo. Ha collaborato con WaterpolOnline ed altre testate sul web che si occupano di sport, di Napoli e di napolitudine.