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L’acqua ferrata e l’acqua zuffrègna: un salutare patrimonio dilapidato…

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Acqua-ferrata_lapide
Citazione posta di fronte al luogo ove sorgevano le Terme Bagni al Chiatamone datata 1° settembre 1731

In un’epoca dominata dalla commercializzazione globale che porta un trentino a bere acqua di fonte siciliana e viceversa, parlarvi delle due tra le più famose acque che hanno dissetato i nostri antenati, mi sembra anacronistico, ma noi ci provo lo stesso in modo sintetico.

Le acque in questione era due: l’acqua ferrata e l’acqua zuffrègna, a cui si aggiungeva quella del Serino che arrivava dai monti irpini. Le due acque avevano le loro fonti rispettivamente al Beverello ed al Chiatamone

Vediamo la differenza. L’acqua ferrata, chiamata così in quanto lasciava nel beccuccio della fontana una specie di secrezione rugginosa, fu  «sperimentata giovevolissima», tanto che il Tribunale di San Lorenzo ne vietò la commercializzazione senza una specifica licenza «sotto qualsivoglia colore, e pretio», comminando per la violazione la pena di «docati cinquanta, e mesi sei di carcere». Eppure, nel suo periodo aureo vi fu addirittura una popolana, sua appassionata consumatrice, che giunse al punto di convincersi d’esserne rimasta “metallizzata”, fino a passare alla leggenda col nome di Mariuccia ‘e fierro.

Più celebre della ferrata, l’acqua “suffregna” o “Acqua della sorgenti del Monte Echia”), col suo alone giallastro e col suo retrogusto sulfureo, di vago sapore della quasi simile acqua di Telese, era commercializzata dalle banche ‘e ll’acqua nelle caratteristiche mùmmere.

L’acqua ferrata particolarmente indicata per fornteggiare l’anemia e le carenze di ferro, ha dato per lungo tempo da vivere alla gente di Santa Lucia ed era talmente celebrata che, dedicata alle mummere, esisteva anche una poesia:

Signooo.. e comm’è fresca…!
Diceva a ze Francesca!”
“Uè uè… ca io songo n a luciana
e ‘a mummera, va do’mmano…”

“Uè ue.. vevite, ca’ ‘o sole coce…!
Strillanno deve ‘a voce.”
“È bella e fresca è comm’ a neve
Pe diece lire.. è chiena!”

Francesca cchiù alluccava
Pe l’acqua spulmunava.
“Uè..- uà è do’ Chiatamone
Mettitece ‘o limone!”

“Signooo… l’acqua v’a vevite
E ‘o suvero… ‘o suvero v’ ‘o stipate…!”
“Acqua suffregna, ovèro fresca e bella
Sempre affullata steve… ‘a bancarella!

Quest’acqua, con l’aggiunta di succo di limone e bicarbonato, poi, creava la cosiddetta gazzosa, il cui potere digestivo era staordinario!

La sorgente di quest’acqua si trovava in una specie di cortile di via Chiatamone, poi inglobato nell’area sulla quale sorse l’Hotel Continental; durante il periodo del colera l’acqua fu definita inquinata (ma riteniamo fu fatto solo per agevolare la costruzione della struttura alberghiera…) e la fonte chiusa.

E da quel tempo Napoli è condannata a dissetarsi a colpi di bibite gasate e d’acque minerali, magari intitolate a santi e Madonne…

Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.