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Rifondazione!

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PRESENTAZIONE-BENITEZChe fosse finita lo avevamo già anticipato da tempo: le pessime prestazioni di Parma, di Kiev contro il Dnipro e contro il Cesena dovevano essere prodromi di una figuraccia che a Torino che si è puntualmente materializzata.

A parte il presumibile (e logico) biscottone di lunedì prossimo a Roma, il Napoli chiude questa stagione in modo inglorioso senza centrare almeno uno degli obiettivi che si era prefissato (Doha a parte, ma si è trattato di una fortunata parentesi).

Squadra mentalmente devastata da sempre, mai in grado di imporre il proprio gioco, debole sulle gambe, in balia degli avversari: questo è il quadro che ci lascia un ormai da tempo partente Benitez.
Potevamo ottenere molto di più di quanto ci ritroviamo ad inventariare, quasi a rimpiangere il Napoli dei Pandev, dei Dzemaili e dei Beherami, mai dimenticati.

Sono anni che gli azzurri non hanno una difesa accettabile ed un centrocampo all’altezza, limiti che emergono nella loro gravità quando l’attaco non fa il suo dovere: analisi semplice e di una cruda realtà.
Il presidente, del quale siamo ostaggio dal giorno in cui ci ha presi con le orecchie dalla serie C e che non manca mai di rimarcare, ha i suoi torti, senza dubbio: per non aver investito siamo andati fuori dalla Champions contro una… controfigura di squadra e poi, mancando gli introiti, non ha avuto nemmeno la capacità di investire.

Potevamo riprenderla, la Champion, magari con un terzo posto in campionato; partite oscene contro squadre di seconda e terza fascia ci hanno condannato al quarto posto.
Abbiamo buttato alle ortiche la possibile finale di Europa League (senza dimenticare l’esclusione dalla Coppa Italia), ma mi chiedo: che figura avremmo fatto contro lo spumeggiante Siviglia?

Non c’è difesa: uno scarto del Catania (Andujar) che sostutisce un giovane di belle speranze (disattese) Rafael, a difendere una porta che solo un gran portiere come Pepe Reina aveva tenuto su nello scorso campionato.

Britos, Mesto ed Henrique sono solo secondo scelte, Zuniga è un ex giocatore, Strinic un mistero.

higuainQuattro centrocampisti che ne valgono uno, dove per un periodo il migliore è stato Gargano, uno scarto dell’Inter, del retrocesso Parma e dello stesso Napoli di Mazzarri (che un pò rimpiango).

Abbiamo subito il crollo di Callejon, distrutto dal mancato turnover e da un Gonzalo Higuain a tratti assente, collerico e arrabbiato.

Insigne sembrava ritornato cambiato: era solo un’illusione. Le sue movenze disincantate sono irritanti anche per il più distratto dei tifosi.

Duvan sempre in panchina e uno sparito De Guzman (insieme all’invisibile Michu) hanno fatto il resto.
Partite regalate agli avversari e scelte tecniche discutibili hanno provocato la catastrofe, complice un Benitez, gran maestro di calcio, ma non nella realtà italiana.

Gran maestro, ma poco gran signore, consuderando che tiene in scacco la società da tempo non comunicando per tempo le sue decisioni per il futuro (un pò come lo fu per Mazzarri), salvo che dietro non ci sia altro: questo, però, faremo difficoltà a saperlo…

Le cose vanno male? La società impone il silenzio stampa, tagliando il cordone ombelicale tra una città che, nonostante tutto, ama i propri beniamini e la squadra. E’ un pò come la produzione di un film imponesse al regista di non raccontare i contenuti del suo film ai potenziali spettatori: assurdo.

E ora?

La parola d’ordine è rifondare. Usiamo un proverbio napoletano: “chella cammisa ca’ nun vo’ sta cu tte stracciala”. Occorre fare piazza pulita e ripartire: abbiamo una batteria di giovani di valore e chi vuole andare via, vada, si chiami Gonzalo o Josè.

Dobbiamo però tenere presente che un nuovo ciclo deve prevedere investimenti e tempi lunghi di maturazione: società e tifosi sono in grado di accettare tale cambiamento, che fa rima con declassamento?

La Juve è un altro pianeta (e lo sarà ancor di più), Lazio e Roma fanno la loro parte ed il prossimo anno torneranno Milan e Inter. Mettiamoci il cuore in pace, amici, il… meglio è passato.

Chi sarò il nuovo allenatore? Sicuramente un aziendalista, uno che accetterà il dicktat del presidente e della sua famiglia: costi ridotti e speriamo di trovare un giovane di valore, ma senza Bigon e lo scouting la vedo nera, anche se “the show must go on”.

Resta l’incrollabile “forza Napoli sempre”: basterà anche nella prossima stagione?

Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.