Scheda sintetica
- Dinastia: Napoleonidi (Stato cliente dell’Impero francese; 1806–1815)
- Anagrafica: Corte, 7 gennaio 1768 – Firenze, 28 luglio 1844
- Titoli: Re di Napoli e Re di Spagna
- In carica: 30 marzo 1806 – 8 luglio 1808
- Discendenza: Carlo Maria Buonaparte e Maria Letizia Ramolino
- Matrimonio: Giulia Clary (8 figli, di cui 3 legittimi e 5 illegittimi)
Un Bonaparte sul trono di Napoli (1806–1808)
Era il 1806 quando, dopo la seconda fuga di Ferdinando IV, Napoleone Bonaparte decise di assegnare il trono di Napoli a suo fratello Giuseppe Bonaparte. Uomo colto, moderato e più diplomatico del celebre fratello, Giuseppe arrivò nel Regno come rappresentante del nuovo ordine napoleonico, con la missione di consolidare il controllo francese nel Mezzogiorno.
Napoleone lo descriveva come il più adatto della famiglia a regnare: Giuseppe aveva studiato legge, conosceva bene le istituzioni, parlava con tono affabile e possedeva un certo senso della misura, ma governare Napoli non era un’impresa semplice.
Accolto con prudenza da una nobiltà diffidente e da un popolo abituato a sovrani di casa Borbone, Giuseppe cercò fin da subito di mostrare un volto riformatore e moderno, senza però spezzare troppo bruscamente con il passato.
Riforme francesi e resistenze locali
Giuseppe Bonaparte si presentò come “re dei napoletani” e non più di Napoli”, in linea con i principi della sovranità popolare. Introdusse riforme profonde e ispirate al modello francese: abolizione della feudalità (1806), riforma della giustizia, razionalizzazione fiscale, secolarizzazione dei beni ecclesiastici, e creazione di nuovi codici ispirati a quelli napoleonici.
Per la prima volta, molti territori del Sud vennero amministrati con criteri centralizzati ed egualitari, rompendo con il vecchio sistema feudale, ma se da un lato queste riforme modernizzavano il Regno, dall’altro suscitavano forti resistenze.
Il malcontento esplose soprattutto nelle campagne, dove la popolazione, legata alla religione e alla tradizione borbonica, diede vita al brigantaggio filoborbonico. La repressione fu dura, e la guerra contro le bande legittimiste – come quella di Fra Diavolo – si trasformò in una guerriglia sanguinosa e continua.
Giuseppe tentò anche di migliorare l’immagine del potere: rinnovò il cerimoniale di corte, aprì teatri, promosse accademie, e mostrò rispetto per l’eredità culturale napoletana, ma era chiaro che il suo trono era una delegazione imperiale, e non una vera scelta del popolo.
Una corona che pesa troppo: l’addio a Napoli
Dopo appena due anni, Napoleone decise di promuovere Giuseppe a un ruolo ancora più ambizioso: re di Spagna. Nel 1808 lo richiamò a Parigi e gli affidò la corona lasciata vacante dalla dinastia borbonica spagnola. Giuseppe, pur riluttante, obbedì.
Prima di partire, lasciò il trono napoletano al cognato Gioacchino Murat, marito della sorella Carolina Bonaparte. Il breve regno di Giuseppe si chiuse così, in un misto di riforme avviate, tensioni irrisolte e ambizioni imperiali.
Lasciò Napoli con una certa malinconia: a differenza di altri membri della famiglia Bonaparte, Giuseppe aveva cercato davvero di regnare con equilibrio e apertura, ma il tempo – e il contesto – non erano favorevoli.
Giudizio sintetico
Fratello maggiore di Napoleone, fu imposto come re di Napoli dopo la fuga di Ferdinando IV nel 1806. Il suo regno, seppur breve, rappresentò un momento di modernizzazione per il Sud: abolì la feudalità, soppresse gli ordini religiosi e introdusse il Codice napoleonico. Governò con tatto e prudenza, conquistandosi una certa simpatia anche fra gli ex borbonici. Nel 1808 fu trasferito in Spagna, lasciando Napoli a Murat. In particolare:
👍 Abolizione del feudalesimo e riforme legislative; introduzione di un’amministrazione moderna e razionale; apertura all’istruzione e alla laicizzazione dello Stato.
👎 Re imposto da una potenza straniera; Regno troppo breve per consolidare le riforme; legato agli interessi dell’Impero napoleonico più che a Napoli.
Curiosità
- Il re “per caso”
Giuseppe non ambiva affatto al trono di Napoli; avvocato di formazione, era uomo pacato e colto, molto diverso dal fratello Napoleone. Accettò con riluttanza il regno partenopeo solo per obbedienza familiare, tanto che lo stesso Napoleone lo definiva “più adatto alla diplomazia che al comando“. - Un sovrano francese, ma amato (più di quanto si pensi)
Pur essendo un re imposto dall’occupazione francese, Giuseppe fu ben visto da molti napoletani, soprattutto per le sue riforme civili. Abolì il feudalesimo, migliorò la giustizia e avviò importanti interventi urbanistici. Il popolo lo chiamava “Peppe ‘o Napulitano’”. - Abolì la feudalità con un decreto
Con il Decreto del 2 agosto 1806, Giuseppe Bonaparte abolì il sistema feudale nel Regno di Napoli, ponendo fine a secoli di soprusi e privilegi baronali: questo provvedimento segnò una svolta epocale per il Mezzogiorno. - Amico dei riformatori e dei giuristi napoletani
Circondato da intellettuali come Mario Pagano (già attivo nella Repubblica Partenopea del 1799) e Giustino Fortunato senior, cercò di fondare un regno moderno, ispirato ai principi dell’Illuminismo e del codice napoleonico. - Costretto a fuggire dai briganti
Nonostante le sue riforme, il regno era instabile: la resistenza borbonica (i cosiddetti “briganti”) era molto forte, soprattutto in Calabria e Basilicata, mentre l’influenza inglese nelle isole e la guerriglia nei territori montani rendevano il suo controllo precario. - Viveva nel Palazzo Reale, ma sognava la Spagna
Giuseppe vedeva Napoli come un incarico temporaneo: sognava di diventare re di Spagna, cosa che poi accadde nel 1808. Nel frattempo, ammodernò il Palazzo Reale, fece restaurare arredi e incrementò la biblioteca con opere francesi e latine. - Importò il Codice Napoleonico
Durante il suo regno fu introdotto il Codice Civile Napoleonico, che rivoluzionò la giustizia nel Regno di Napoli. I tribunali vennero riformati, fu istituito lo stato civile, e la legge divenne più uguale per tutti, almeno in teoria. - La “Costituzione mai nata”
Giuseppe aveva in progetto una Costituzione per il Regno di Napoli, ispirata ai principi francesi. Aveva consultato giuristi locali, ma non riuscì mai a promulgarla: il trasferimento in Spagna nel 1808 lo fermò prima. - Patrocinò le arti e il Teatro San Carlo
Favorì la cultura e fece restaurare e rilanciare il Teatro San Carlo, che era stato distrutto da un incendio nel 1816 (e successivamente ricostruito da Gioacchino Murat). Fece anche istituire borse di studio per gli studenti del Conservatorio. - Un re… a stelle e strisce?
Dopo Waterloo e la caduta di Napoleone, Giuseppe visse esiliato negli Stati Uniti, con il nome di “conte di Survilliers”. Visse tra New Jersey e Philadelphia, conducendo una vita da gentiluomo, coltivando vigne, ospitando artisti e perfino Lafayette. - Una battuta sul suo stile
Si dice che Napoleone, ironizzando sulla modestia e la calma del fratello, una volta abbia detto: “Giuseppe? È capace di addormentarsi durante una rivoluzione.”
Cronologia sintetica
- 7 gennaio 1768 – Nasce a Corte, in Corsica
- 14 gennaio 1806 – Ferdinando IV fugge a Palermo, trono vacante
- 20 marzo 1806 – Entra a Napoli come Re
- 2 agosto 1806 – Abolizione ufficiale del Feudalesimo
- 5 luglio 1808 – Lascia Napoli per diventare Re di Spagna
- 28 luglio 1844 – Muore a Firenze, in esilio
Fonti
Treccani.it
Wikipedia.org
Croce, Benedetto. La rivoluzione napoletana del 1799
Galasso, Giuseppe. Il Mezzogiorno nella storia d’Italia


