Scheda sintetica
- Dinastia: Napoleonidi (Stato cliente dell’Impero francese; 1806–1815)
- Anagrafica: Labastide-Fortunière, 25 marzo 1767 – Pizzo, 13 ottobre 1815
- Titoli: Re di Napoli, Maresciallo dell’Impero
- In carica: 1° agosto 1808 – 22 maggio 1815
- Discendenza: Pierre Murat-Jordy e Jeanne Loubières
- Matrimonio: Carolina Bonaparte (5 figli)
Dalle stalle alle stelle: un maresciallo sul trono
Quando nel 1808 Giuseppe Bonaparte fu trasferito in Spagna, Napoleone scelse un altro dei suoi uomini per il trono di Napoli: Gioacchino Murat, uno dei suoi più valorosi marescialli, marito della sorella Carolina Bonaparte. La scelta non fu casuale: Murat aveva carisma, fama militare, e soprattutto ambizione.
Nato nel 1767 in un villaggio della Guienna, figlio di un oste, Murat era l’incarnazione dell’ascesa sociale rivoluzionaria. Bello, elegante, abile cavaliere, aveva conquistato l’ammirazione dell’esercito e dei salotti. Il popolo di Napoli lo accolse con curiosità e un certo entusiasmo. La sua figura maestosa, l’uniforme sfavillante e l’energia trascinante lo resero rapidamente popolare.
Ma Murat non era solo apparenza: voleva regnare non come viceré di Napoleone, ma come sovrano autonomo. E in questa tensione tra fedeltà all’Impero e sogno personale cominciò la sua parabola.
Murat re di Napoli: eleganza, riforme e ambizione
Al contrario di Giuseppe Bonaparte, Murat tentò davvero di “napoletanizzarsi”. Parlava (male) l’italiano, ma voleva essere amato dal popolo e rispettato dall’élite. Rafforzò la presenza dello Stato, riorganizzò l’esercito, istituì un vero apparato amministrativo. Abolì definitivamente i residui feudali, ampliò l’istruzione pubblica, costruì strade, ponti, opere pubbliche.
In politica interna continuò le riforme francesi, ma con uno stile più personale, quasi regale. A differenza del fratello dell’Imperatore, Murat agiva da monarca assoluto, ma illuminato. Promosse l’agricoltura, favorì l’industria, fece realizzare nuovi codici e tentò una modernizzazione profonda, benché spesso ostacolata da una burocrazia inefficiente e da un popolo ancora legato alla monarchia borbonica.
Sua moglie Carolina, molto più ambiziosa e colta di lui, fu un’influente consigliera: volle dare a Napoli una corte raffinata, moderna, quasi parigina. Ma se i salotti brillavano, le province restavano inquiete, e il brigantaggio filoborbonico non fu mai domato del tutto.
Il sogno italiano e la caduta rovinosa
Nel 1814, con la disfatta di Napoleone, l’intero sistema napoleonico cominciò a crollare. Murat, temendo per il trono, cercò un accordo con le potenze europee, soprattutto con l’Austria. Firmò il Trattato di Napoli, con cui tentava di salvare il regno in cambio del tradimento dell’Imperatore.
Ma non bastò. Quando Napoleone tornò dall’Elba nel 1815, Murat fu preso da una nuova fiamma patriottica: lanciò il Proclama di Rimini, con cui invitava gli italiani all’unità e all’indipendenza. Voleva porsi come campione del Risorgimento ante litteram, unificando l’Italia sotto la sua guida.
Fu un disastro. Gli italiani non si sollevarono, gli austriaci reagirono con forza, e Murat fu sconfitto a Tolentino. Fuggì a Napoli, poi in Corsica, e infine tentò l’ultima carta: sbarcare in Calabria per riprendersi il trono.
Il 13 ottobre 1815 sbarcò con pochi uomini a Pizzo Calabro. Fu catturato il giorno stesso. Processato sommariamente, venne fucilato il 15 ottobre. Rifiutò la benda sugli occhi e morì gridando: “Soldati, mirate al petto, risparmiate il volto! Viva l’Italia!”.
Giudizio sintetico
Generale brillante e cognato di Napoleone, fu un sovrano energico e visionario. A Napoli cercò di fondare una monarchia popolare ispirata ai principi napoleonici, modernizzando l’amministrazione, riformando l’esercito e tentando una politica di identità nazionale italiana. Tuttavia, la sua ambizione lo spinse in scelte avventate, come il tentativo fallito di riconquistare il trono nel 1815, che lo portò alla fucilazione in Calabria. In sintesi:
👍 Riforme amministrative, militari e civili di stampo moderno; precursore del sentimento nazionale italiano; vicino al popolo, carismatico e coraggioso.
👎 Avventurismo politico e militare; alternanza fra fedeltà a Napoleone e ambizioni personali; tragica fine che vanificò i suoi progetti riformatori.
Curiosità
- Dalle stalle alle stelle… letteralmente!
Murat nacque nel 1767 figlio di un oste, divenendo poi maresciallo dell’Impero, poi re, semplicemente per il suo coraggio e la sua fedeltà a Napoleone. Era uno dei migliori cavalieri dell’esercito francese, noto per le sue spettacolari cariche di cavalleria, sempre in uniforme sgargiante. - Amava vestirsi come una star
Fu chiamato “il re più elegante d’Europa”: indossava uniformi ricchissime, stivali dorati, mantelli di velluto e cappelli piumati. L’abbigliamento era parte della sua immagine regale e marziale. Si faceva ritrarre in pose da eroe antico, spesso a cavallo o con la spada sguainata. - Voleva creare una monarchia napoletana indipendente
Anche se era stato nominato re da Napoleone, Murat cercò di staccarsi dall’influenza francese. Voleva fondare una dinastia murattiana indipendente, che potesse sopravvivere anche alla caduta dell’Impero. - Modernizzò Napoli in pochi anni
Durante il suo breve regno: riformò l’amministrazione pubblica e la magistratura; riorganizzò l’esercito; completò Corso Maria Teresa (oggi Corso Vittorio Emanuele); avviò grandi lavori stradali e urbanistici; favorì l’istruzione e fondò scuole tecniche. - La Costituzione del 1812
Nel 1812 Murat promulgò una Costituzione liberale, ispirata al modello francese, con una Camera dei Pari e una dei Deputati. Tuttavia, la guerra e le pressioni internazionali impedirono che avesse piena attuazione. - Scriveva lettere appassionate a Carolina Bonaparte
Sposò Carolina Bonaparte, sorella di Napoleone: pur essendo un’unione politica, tra i due c’era anche una relazione intensa. Murat le scriveva lettere piene di sentimento, chiamandola “la mia regina, la mia vita“, lei, in cambio, gestiva parte del governo e la corte. - Il “Proclama di Rimini” (1815): quasi un eroe del Risorgimento
Nel 1815, in pieno caos post-napoleonico, Murat lanciò il celebre Proclama di Rimini, con cui chiamava gli italiani all’unità e alla libertà. È uno dei primi atti politici chiaramente “nazionali” nella storia dell’Italia moderna, e molti patrioti del Risorgimento lo considereranno un precursore. - Lo sbarco fallito in Calabria
Dopo essere stato spodestato nel 1815, Murat tentò un disperato ritorno a Napoli sbarcando a Pizzo Calabro, ma fu catturato subito. Non aveva più alcun esercito, né l’appoggio del popolo o di Napoleone. - La morte tragica e teatrale
Come detto, fu fucilato il 13 ottobre 1815. Vestito come in battaglia, si rifiutò di essere bendato e disse ai soldati: “Soldati! Mirate al cuore, risparmiate il volto!”. Poi si mise da solo davanti al plotone. Una morte da attore, da re romantico, da cavaliere del destino. - La leggenda del tesoro nascosto
Secondo una leggenda, Murat avrebbe lasciato un tesoro nascosto prima della fuga dal trono. Si tratterebbe di ori e gioielli del regno, mai ritrovati, forse sepolti nei dintorni di Napoli o portati via da suoi ufficiali fedelissimi. - Murat nel cuore dei napoletani?
Anche se regnò pochi anni, Murat lasciò un’immagine positiva in molti settori della popolazione. Coraggioso, progressista, moderno, viene oggi ricordato da alcuni come il “vero inizio” di un’idea di nazione.
Cronologia sintetica
- 25 marzo 1767 – Nasce a La Bastide-Fortunière (Francia)
- 18 gennaio 1808 – Diventa Re di Napoli
- 1808 – 1814 – Riforme militari, amministrative, civili
- 6 aprile 1815 – Proclama di Rimini: appello all’unità italiana
- 2 maggio 1815 – Sconfitto a Tolentino dagli austriaci
- 19 maggio 1815 – Lascia Napoli, inizia l’esilio
- 13 ottobre 1815 – Sbarca a Pizzo calabro
- 15 ottobre 1815 – Fucilato dopo un processo sommario
Fonti
Treccani.it
Wikipedia.org
Galasso, Giuseppe. Il Mezzogiorno nella storia d’Italia
De Cesare, Raffaele. La fine di un Regno
Croce, Benedetto. Storia del Regno di Napoli


