Cโera una volta una ragazza di nome Ida.
Nata ad Acerra il 2 agosto del 1897, cresceva tra le pieghe di una Napoli che cambiava volto, dove la miseria ballava a braccetto con la musica; Ida sapeva cantare, ma non solo: sapeva incantare. Bastava che salisse su un palco, e il silenzio si faceva religioso, bastava che muovesse una mano, e gli uomini dimenticavano la guerra, il lavoro, la fame.
Sul palcoscenico, perรฒ, non si chiamava piรน Ida: era Ada Bruges.
Una donna, mille nomi, un solo destino
Ada Bruges non era solo un nome dโarte, era un alter ego, unโinvenzione elegante, con quella “s” finale che sapeva di Parigi e di fumo dโassenzio, perfetta per una sciantosa del teatro di varietร . In un tempo in cui il termine โdivaโ aveva ancora un sapore proibito, lei lo era: un astro della scena napoletana.
La sua voce non era potente โ non cantava come una lirica โ ma era sensuale, malinconica, viva, le sue canzoni erano storie di donne sole, amori perduti, passioni impossibili, ma, soprattutto, erano canzoni napoletane: intrise di quella teatralitร che solo chi รจ nato tra i panni stesi e le voci della strada puรฒ portare con naturalezza in scena.
Il teatro di varietร : il suo regno
Tra gli anni Venti e Trenta, il teatro di varietร era il cuore pulsante dello spettacolo popolare: a Napoli, il Salone Margherita, il Teatro Eden e il Teatro Nuovo erano i templi dove ogni sera si celebrava il rito della leggerezza; non era solo intrattenimento: era arte viscerale, fatta di sudore, lacrime e applausi veri.
Ada Bruges divenne una delle regine del varietร partenopeo: con lei, la sciantosa non era solo un corpo esibito, ma era una donna con una storia, una maschera tragica e ironica allo stesso tempo. Recitava, cantava, ballava. ma, soprattutto, raccontava Napoli, quella vera, quella delle cucine e dei cortili, delle risate amare e dei sogni in sottoveste.
Il mito della sciantosa
Nel mondo dello spettacolo napoletano, la sciantosa non era solo un tipo di cantante, era unโicona. Un poโ vedette, un poโ soubrette, un poโ fatalona, Ada Bruges li incarnava alla perfezione, con i suoi abiti luccicanti, la piuma tra i capelli, e quella voce che faceva tremare le sedie della platea.
A differenza di molte colleghe dellโepoca, Ada non cercรฒ mai la via facile del cinema o della canzone da grammofono, rimanendo sul palco, tra le quinte polverose e il profumo dei fiori lanciati dal pubblico.: era lรฌ che sentiva di vivere davvero.
Tra scena e realtร
Dietro le luci, perรฒ, Ada era ancora Ida, una donna semplice, schiva, devota alla famiglia. Non si sposรฒ mai, o almeno non ufficialmente,ย non lasciรฒ diari nรฉ confessioni, solo qualche vecchia fotografia in bianco e nero, una locandina sbiadita, e le testimonianze di chi lโha vista esibirsi.
Morรฌ a Napoli, il 14 giugno del 1974., in silenzio, come se volesse lasciare il palcoscenico senza disturbare.
Di lei oggi si parla poco, eppure fu una delle prime donne a vivere del proprio talento, in un tempo in cui lโarte al femminile era ancora un atto di coraggio.
Unโereditร dimenticata (ma non perduta)
Oggi, in un vicolo qualunque di Napoli, magari una vecchia signora potrebbe ancora ricordare Ada Bruges, magari raccontare di quando, da bambina, la vide danzare con una rosa tra le dita e le lacrime negli occhi.ย In unโepoca dove le star passano da uno schermo allโaltro, forse vale la pena ricordare chi, come Ada, faceva brillare la notte con una voce e un sorriso.
Fonti
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Enrico Fiore, Il varietร a Napoli: Storia del teatro leggero partenopeo, Guida Editori, 2002
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Enciclopedia dello Spettacolo โ Treccani, voce โsciantosaโ
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Documenti storici e testimonianze orali raccolti in Sciantose napoletane del Novecento, a cura di M. Calise (Archivio Teatrale del Mezzogiorno)
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wikipedia.org (contenuti e immagine)


