“Mannà o mettere tutto a ccalasciòne”: il segreto dietro un antico modo di dire napoletano

Ci sono espressioni che il tempo rischia di far sfumare, ma che conservano una carica di ironia e di storia davvero unica. È il caso di due modi di dire tanto icastici quanto purtroppo desueti: mannà tutto a ccalascione e mettere tutto a ccalascione.

Sebbene i due verbi suggeriscano sfumature diverse, la prima locuzione significa letteralmente mandare ogni cosa in malora, mentre la seconda equivale a mettere tutto da parte o non curarsene affatto, entrambe condividono la stessa radice ed evocano un’immagine ben precisa. Per capirne l’origine occorre fare un piccolo salto indietro nel tempo, nel periodo compreso tra il Quattrocento e il Seicento.

Il protagonista di questa storia è il calascione (o colascione, termine che trae origine dall’iberico colachón e ancor prima dal greco kálathion, ossia piccolo paniere, per via della forma della cassa armonica). Si trattava di una sorta di liuto dal manico lunghissimo, che poteva sfiorare perfino i due metri, dotato in origine di due sole corde e di una piccola cassa simile a quella di un mandolino.

All’epoca lo strumento era popolarissimo e veniva impiegato principalmente per il basso continuo. Tuttavia, nonostante il manico esteso permettesse una certa estensione, la resa sonora complessiva era piuttosto povera e raffazzonata. A complicare le cose c’era il fatto che la maggior parte dei suonatori non vantava una vera formazione musicale: si trattava spesso di semplici orecchianti che improvvisavano con molta buona volontà e pochissima tecnica.

Il risultato? Accompagnamenti musicali approssimativi e grossolani, capaci di rovinare un’esecuzione o di far perdere ogni serietà alla performance. Proprio da questa resa musicale così mediocre è nata l’associazione d’idee con il trascurare qualcosa, mandarla in fumo o lasciarla andare in malora.

Così, la prossima volta che qualcosa rischia di prendere una brutta piega o che qualcuno decide di infischiarsene di una faccenda, saprete che la colpa (o il merito) è tutta di quel lungo liuto a due corde e dei suoi improvvisati musicisti!

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