Napoli, in quegli anni, era una fucina inesauribile di melodie e poesia; in questo contesto, Ernesto trovò la sua voce originale, componendo centinaia di canzoni capaci di toccare il cuore.
Fondamentale fu la collaborazione con il fratello Giambattista, poeta e pittore, che scriveva i testi delle sue musiche: insieme diedero vita a uno dei brani più celebri della tradizione napoletana: Torna a Surriento, destinato a diventare patrimonio musicale universale.
Ma non fu certo l’unico capolavoro. La sua vena creativa regalò al repertorio partenopeo autentiche gemme come Tu ca nun chiagne, Voce ’e notte, Ti voglio tanto bene, Non ti scordar di me, Mandulinata e Duorme Carmé, canzoni che raccontano l’amore, la nostalgia e la dolce malinconia del cuore napoletano, diffuse ben oltre i confini della città.
Ernesto De Curtis morì a Napoli il 31 dicembre 1937, lasciando in eredità un patrimonio musicale che ancora oggi viene cantato, suonato e ricordato in ogni parte del mondo. La sua musica è diventata simbolo dell’anima di Napoli: passionale, intensa, capace di trasformare un’emozione in melodia eterna.


