Foto di Zhivko Dimitrov da Pixabay
In una società che ha sempre venerato i veri maestri d’arte, di bottega o di pensiero, la lingua napoletana ha sviluppato una sensibilità straordinaria nel fiutare i bluff, smascherando con fulminea ironia chi ostenta una competenza che in realtà è profonda quanto un velo di cipolla.
Per liquidare questi dotti della domenica si usa un’espressione gergale micidiale: Essere masto a unu fuoglio (Essere maestro di un solo foglio).
Ad litteram l’immagine descrive un professionista o un artigiano (’o masto) la cui sapienza è interamente contenuta entro i confini di un’unica pagina scritta o di un singolo schema. Nel parlato quotidiano, la locuzione viene scagliata come dileggio e sfottò contro tutti coloro che si autocelebrano come grandi esperti, ma possiedono in verità conoscenze limitatissime e competenze estremamente ristrette, persone a cui è del tutto inutile chiedere uno sforzo interpretativo che vada un centimetro al di là del loro minuscolo e ripetitivo spartito quotidiano.
Dietro questa perla di saggezza popolare si nasconde un gustoso aneddoto artistico, tramandato di generazione in generazione tra i tavoli delle vecchie osterie e i palchi dei teatrini di quartiere. Si racconta infatti che l’espressione sia stata cucita addosso a un bizzarro violinista che girava per la città: all’ascolto, l’uomo appariva come un musicista strabiliante, un esecutore quasi virtuoso, capace di cavare dallo strumento note vibranti e passaggi tecnici da capogiro.
C’era però un trucco: questo immenso talento si manifestava esclusivamente durante l’esecuzione di un unico, identico pezzo musicale, di cui il violinista conosceva a memoria ogni singola vibrazione.
Non appena gli ascoltatori, estasiati da tanta bravura, gli chiedevano un bis o lo pregavano di eseguire un altro brano, il finto prodigio iniziava a schermirsi, a inventare scuse stravaganti o a dileguarsi rapidamente, consapevole che la sua intera arte cominciava e finiva entro i margini di quell’unico spartito.
Da quel mitico violinista mono nota, la sentenza si è estesa a ogni ambito della vita pratica. Oggi, essere masto a unu fuoglio è il marchio d’infamia che spetta al burocrate che sa applicare un solo comma e va in crisi davanti all’eccezione, all’artigiano che sa fare una sola riparazione o all’intellettuale che ripete a memoria lo stesso concetto da una vita. Un monito sempre attualissimo che, con il sorriso sulle labbra, ci ricorda che la vera conoscenza non si misura dalla foga con cui si sventola un foglio, ma dalla capacità di saper voltare pagina.


