Napoli, 1494. In una città che già allora respirava tra le mura di castelli e chiese, il 28 ottobre, nasce Fabrizio Maramaldo, uomo di origini oscure, forse calabrese, forse napoletano; la sua vita inizia come tante altre, ma presto si distingue per un atto che segnerà il suo destino: l’omicidio della moglie.
Fuggito da Napoli, trova rifugio presso Federico II Gonzaga a Mantova e successivamente al servizio dell’imperatore Carlo V d’Asburgo .
Il mercenario senza scrupoli
Maramaldo è un condottiero di ventura, un soldato a pagamento, pronto a combattere per chiunque offra denaro; la sua carriera lo porta a combattere contro i Turchi in Ungheria, i Francesi in Piemonte e a partecipare al sacco di Roma nel 1527.
Ma è durante l’assedio di Asti nel 1526 che subisce una cocente sconfitta: dopo aver bombardato la città per giorni, tenta di penetrare attraverso una breccia, ma gli astigiani, guidati dal capitano Matteo Prandone, lo respingono con forza. La leggenda narra che l’apparizione nel cielo di san Secondo, patrono della città, abbia contribuito alla sua ritirata .
La battaglia di Gavinana e il tradimento
Il 3 agosto 1530, nella battaglia di Gavinana, Maramaldo affronta l’esercito fiorentino di Francesco Ferrucci. Dopo la sconfitta dei fiorentini, Ferrucci, gravemente ferito, viene catturato. Maramaldo, disarmato, lo fa condurre in piazza e, contro ogni codice d’onore, lo uccide a sangue freddo.
Prima di morire, Ferrucci gli rivolge le celebri parole: «O Maramaldo, tu uccidi un uomo morto!» .
L’epilogo e la leggenda
Dopo la morte di Ferrucci, Maramaldo continua la sua carriera militare, ma la sua reputazione è ormai compromessa.
Si ritira a Napoli, dove vive gli ultimi anni in solitudine, legandosi ai frati Teatini e lasciando i suoi beni in opere di carità. Muore nel 1552 o 1555, ma il suo nome vive nella storia come simbolo di tradimento e crudeltà.
Oggi, il termine “maramaldo” è entrato nel lessico italiano per indicare una persona che infierisce sugli indifesi o tradisce la fiducia altrui.
Fonti
Wikipedia.org
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