Gattò ‘e patàne: la delizia dei monzù tra i vicoli di Napoli

Il termine napoletano “gattò” è un chiaro prestito linguistico dal francese “gâteau“, che significa torta. Questo sontuoso sformato fa la sua comparsa a Napoli alla fine del Settecento, precisamente nel 1777, in occasione delle nozze tra la regina Maria Carolina d’Asburgo e Ferdinando I di Borbone. La sovrana, desiderosa di dare un’impronta cosmopolita e raffinata alla corte, chiamò a palazzo i grandi chef d’oltralpe, che i napoletani ribattezzarono affettuosamente “monzù” (dalla storpiatura di Monsieur).

I monzù presero la classica preparazione francese a base di patate e la arricchirono con i tesori del territorio campano: la provola affumicata, il fiordilatte e i salumi tipici. Da pietanza aristocratica ed elegante per i banchetti di corte, il gattò divenne ben presto una ricetta del popolo, che ne accentuò la ricchezza inserendo il salame tipo Napoli. La vera firma napoletana sta nella consistenza e nella gratinatura superiore: uno strato dorato, bruno e croccante di pangrattato e burro che nasconde un cuore morbido e filante.

Gli ingredienti per 6 persone

  • 1,2 kg di patate a pasta gialla o patate vecchie, ricche di amido
  • 3 uova medie
  • 100g di salame tipo Napoli tagliato a dadini
  • 100g di prosciutto cotto a cubetti
  • 200g di provola affumicata o fiordilatte, tenuti in frigo dalla sera prima per eliminare il siero
  • 70g di parmigiano reggiano o pecorino grattugiato
  • 50g di burro
  • Un goccio di latte intero, solo se necessario
  • Pangrattato, sale, pepe nero macinato fresco e una generosa grattata di noce moscata

Il procedimento

  1. Lava accuratamente le patate intere senza sbucciarle e lessale in abbondante acqua salata per circa 30 o 40 minuti, finché infilzandole con una forchetta non risulteranno morbide fino al cuore. Pelale mentre sono ancora calde, facendo attenzione a non scottarti, e passale subito nello schiacciapatate all’interno di una ciotola capiente.
  2. Aggiungi immediatamente il burro tagliato a tocchetti alla purea ancora bollente, in modo che si sciolga spontaneamente. Unisci le uova intere, il formaggio grattugiato, la noce moscata e un’abbondante manciata di pepe nero. Mescola con un cucchiaio di legno per amalgamare il tutto. Se la consistenza dovesse risultare troppo asciutta, puoi versare un piccolo goccio di latte: l’impasto deve comunque rimanere sodo e corposo.
  3. Incorpora all’impasto i dadini di salame e di prosciutto cotto. Taglia a cubetti anche la provola affumicata, premendola leggermente per asciugare l’umidità residua, e uniscila alla base di patate, distribuendo uniformemente tutti gli elementi.
  4. Prendi una pirofila da forno, imburrala con cura sul fondo e lungo i bordi e rivestila interamente con un velo sottile di pangrattato, scuotendo la teglia capovolta per eliminare quello in eccesso.
  5. Versa il composto di patate nella pirofila e livellalo uniformemente aiutandoti con il dorso di un cucchiaio o con le mani leggermente umide. Spolverizza l’intera superficie con un altro strato generoso di pangrattato e distribuisci sopra qualche fiocchetto di burro per agevolare la formazione della tipica crosticina.
  6. Cuoci in forno statico preriscaldato a 180°C per circa 40-45 minuti. Negli ultimi minuti di cottura attiva la funzione grill per ottenere una superficie perfettamente ambrata e croccante. Estrai il gattò dal forno e lascialo riposare per almeno trenta minuti prima di tagliarlo, così da permettere alle fette di compattarsi e non sfaldarsi.

Un antico segreto domestico: come la maggior parte dei piatti strutturati della cucina napoletana, il gattò ‘e patane esprime il meglio del suo sapore il giorno successivo. Il riposo notturno consente agli aromi del salame e alla nota affumicata della provola di penetrare interamente nella dolcezza delle patate, regalando un sapore ancora più maturo e armonioso.

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