Lo ritroviamo in Uomo e galantuomo, ‘Na santarella, Li nepute de lu sinneco, Ditegli sempre di sì, Peppino Girella, Non ti pago, Filumena Marturano.
Memorabile il duetto in Uomo e galantuomo, nella scena della compagnia che prova e del suggeritore che becca e ribatte: tempi comici da orologiaio, quella speciale ironia che fa brillare Eduardo senza mai metterlo in ombra.Televisione e palcoscenico si intrecciano: lavora con Nino Taranto e Renato Rascel, e per qualche stagione si ferma al Sannazaro con Luisa Conte e Nino Veglia, accanto a Ugo D’Alessio e Pietro De Vico. Nel 1977 la sua voce baritonale approda all’opera: nella Napoli milionaria! di Nino Rota (su libretto di Eduardo) interpreta ’O miezzo Prevete, prova che lega per sempre la sua cifra comica alla musica colta.
È anche Mimì di Montemuro nella Festa di Piedigrotta di Raffaele Viviani: un altro tassello nella mappa sentimentale della città.
A Natale del 1979 la malattia lo costringe a lasciare le repliche di Festa di Piedigrotta: si ricovera al Policlinico Vecchio e si spegne il 9 gennaio 1980, a quarantotto anni, non lasciando clamori, ma una scia di mestiere: quella capacità tutta napoletana di stare “di spalla” e, proprio così, reggere la scena.
In fondo, il suo teatro era questo: un gesto esatto, una risata calibrata, una nota giusta al momento giusto.
E la città, ascoltandolo, si riconosceva.


