Giancarlo Siani, il giornalista che la camorra non poteva comprare

Giancarlo Siani, nato a Napoli il 19 settembre 1959 e cresciuto nel quartiere del Vomero, diventa giornalista de Il Mattino, occupandosi di cronaca nera a Torre Annunziata. Svela connessioni tra clan – in particolare i Nuvoletta – e politica locale, pubblicando articoli scomodi come quello del 10 giugno 1985, che accusa i boss di aver orchestrato l’arresto di Valentino Gionta.

La sua inchiesta lo rende un bersaglio: la sera del 23 settembre 1985, a soli 26 anni, viene assassinato con dieci colpi alla testa mentre è nella sua Citroën Méhari sotto casa, in via Romaniello, a due passi da piazza Leonardo, dal clan Nuvoletta.

Dopo anni di indagini, nel 1997 la Corte d’assise di Napoli ha condannato all’ergastolo i mandanti (fratelli Nuvoletta, Luigi Baccante) e gli esecutori (Cappuccio, Del Core), sentenza confermata in appello.

Il ricordo di Siani vive: la sua Mehari è esposta nella “Sala della Memoria”, a lui sono intitolati borse di studio per giovani giornalisti, scuole, strade, e ogni anno Napoli lo celebra con eventi per la libertà di stampa e contro criminalità.

È anche ispirazione per libri, articoli, un murales a Buccinasco e il film Fortapàsc (2009), diretto da Marco Risi, che ripercorre la sua vita, incoraggiando la memoria e il coraggio di chi racconta la verità.

Giancarlo Siani resterà per sempre l’emblema di un giornalismo coraggioso, un testimone che ha pagato la vita per aver voluto conoscere e dare voce ai rapporti tra mafia e potere.

Fonti

Wikipedia IT – Giancarlo Siani
Fanpage.it – “Appalusi all’omicidio…”
Avvenire – cerimonia per professionista alla memoria 
Collage di articoli e indagini: ANSA, Il Fatto, RaiNews 

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