Un trono fragile, una donna sola
Corre l’anno 1343.
Napoli è viva, complessa, turbolenta; la regina madre, Sancia di Maiorca, ha appena lasciato la scena, e la giovane Giovanna, poco più che adolescente, si trova a dover reggere il peso di un intero regno. È figlia di Carlo duca di Calabria, erede sfortunato morto prematuramente, e nipote di Roberto d’Angiò, il “saggio”, l’ultimo vero sovrano capace di tenere unito un regno difficile come quello di Napoli.
Alla sua morte, il testamento designa Giovanna come erede universale, contro ogni consuetudine che vorrebbe un uomo sul trono. La corona è sua, ma quel diadema pesa come un giogo.
Il matrimonio scomodo: Andrea d’Ungheria
Per rafforzare la sua posizione, Giovanna sposa Andrea d’Ungheria, fratello del re Luigi I d’Ungheria, ma il matrimonio è tutto tranne che sereno: Andrea è malvisto dai nobili napoletani, giudicato grezzo, impacciato, inadatto alla raffinatezza della corte angioina, mentre si teme che voglia imporsi come rex jure uxoris – re in virtù della moglie – togliendo a Giovanna il potere reale.
Nel 1345, in una notte d’agosto a Aversa, Andrea viene brutalmente assassinato durante una battuta di caccia; la leggenda vuole che fosse stato calato giù da una finestra con una corda, e poi strangolato da congiurati interni alla corte; l’ombra della regina si stende su questo delitto: se non fu mandante, fu perlomeno complice passiva.
L’invasione ungherese e la fuga
La vendetta non si fa attendere: Luigi d’Ungheria, furioso per la morte del fratello, invade il Regno di Napoli nel 1347, proclamando di voler punire gli assassini e togliere il trono alla “regina infedele”.
Giovanna fugge a Marsiglia, poi ad Avignone, presso il papa Clemente VI, che le offre rifugio e un’opportunità di difendersi.
Davanti alla Curia, Giovanna si difende con eloquenza e orgoglio, proclamando la propria innocenza e ribadendo la legittimità del suo potere. In un processo politico-religioso tra i più discussi dell’epoca, la regina ottiene l’assoluzione… ma a caro prezzo: vende alla Chiesa la città di Avignone, che resterà papale per secoli.
Ritorno in patria e nuovi intrighi
Giovanna torna a Napoli nel 1352, e si sposa nuovamente, questa volta con Luigi di Taranto, suo cugino; è un matrimonio più politico che romantico, e la sua autorità resta debole; nei decenni successivi si susseguono guerre civili, lotte con l’Impero, e un’altra invasione da parte di Luigi d’Ungheria. Il regno è spaccato: Napoli contro le province, nobiltà contro corona, angioini di linea diversa contro Giovanna.
Ma lei resiste.
Fonda ospedali, promuove la cultura, sostiene artisti e uomini di legge; è una sovrana colta, capace, e ammirata all’estero, eppure resta circondata da un’aura ambigua: una regina che sfida le regole del suo tempo, e paga per questo.
L’ultimo errore: adottare Luigi d’Angiò
Sul finire del suo regno, Giovanna non ha eredi. Decide di adottare Luigi I d’Angiò, fratello del re di Francia, come proprio successore. Una mossa strategica, per rafforzare i legami con Parigi e opporsi alla minaccia del papa Urbano VI, che si era opposto a lei durante lo scisma d’Occidente.
Urbano, che non riconosce l’autorità della regina, scomunica Giovanna e proclama re di Napoli Carlo di Durazzo, un altro angioino, ma fedele al papa romano.
La fine: prigionia e morte
Carlo di Durazzo conquista Napoli nel 1381, con il beneplacito della Chiesa; Giovanna viene fatta prigioniera e rinchiusa nel Castello di Muro Lucano.
Dopo pochi mesi, nel 1382, viene strangolata e il suo corpo non riceve funerali di Stato; la sua memoria viene infangata, e la sua reputazione consegnata alla leggenda nera.
Eppure, la storia le ha reso giustizia: oggi, Giovanna I è considerata una delle prime sovrane moderne d’Europa, simbolo di resistenza femminile al potere maschile, e protagonista di un’epoca caotica e affascinante.
Fonti
Treccani.it
Wikipedia.org
Benedetto Croce, Storia del Regno di Napoli, Laterza, 1925
Francesco Sabatini, La regina Giovanna: mito, storia e leggenda, Il Mulino


