La dinastia d’Angiò: origine e legami con la Francia

Un trono francese nel cuore del Sud

C’era una volta, tra le brume della Provenza e le corti brillanti di Parigi, una stirpe di principi ambiziosi che avrebbe cambiato per sempre la storia del Mezzogiorno d’Italia: si chiamavano Angiò e furono i primi sovrani “stranieri” a portare la corona del Regno di Napoli.
Arrivarono da lontano, ma lasciarono un’impronta profonda, fatta di castelli, leggi, sangue e splendori.
Questa è la storia di una dinastia nata in Francia e trapiantata con forza – e con il benestare del papa – sul trono partenopeo. Una dinastia che, tra guerre dinastiche e visioni monarchiche, trasformò Napoli in capitale europea.

Le origini francesi della casa d’Angiò

La casa d’Angiò affonda le sue radici nella grande dinastia dei Capetingi, la famiglia reale francese da cui discendevano molti rami collaterali. Il capostipite della dinastia destinata a regnare a Napoli fu Carlo I d’Angiò, fratello minore del re di Francia Luigi IX il Santo.
Nel 1246 Carlo sposò Beatrice di Provenza, ultima erede della contea di Provenza, acquisendo così una base di potere nel Sud della Francia. Ma il suo destino non si fermava a Marsiglia: nel 1266, su invito di papa Clemente IV, venne incoronato Re di Sicilia dopo la vittoria contro Manfredi di Svevia a Benevento. L’Italia meridionale cambiava padrone.

La conquista del Regno di Sicilia

La “Sicilia” di cui si parla allora comprendeva tutto il Mezzogiorno, Napoli e Palermo incluse. Carlo I, sostenuto dalla Chiesa che voleva indebolire gli Svevi (famiglia tedesca nemica del papato), conquistò il regno nel nome della fede e della corona francese.
La presenza angioina nel Sud fu da subito dirompente: Carlo trasferì la capitale a Napoli, potenziò il Maschio Angioino, organizzò una corte di tipo francese e introdusse una burocrazia centralizzata.
Napoli divenne una città internazionale, ponte tra Oriente e Occidente, tra Roma e Parigi.

La frattura: i Vespri Siciliani e la nascita del Regno di Napoli

Nel 1282, però, esplose la rivolta dei Vespri Siciliani, che scacciò gli Angioini dall’isola e sancì la divisione del regno: la Sicilia passò agli Aragonesi, mentre il continente (Napoli e il Sud peninsulare) restò agli Angiò. Da quel momento, il “Regno di Sicilia” (sul continente) fu conosciuto anche come Regno di Napoli, con i re angioini impegnati in una lunga – e vana – lotta per riconquistare l’isola.

Il regno degli Angiò-Durazzo

Dopo la linea principale di Carlo I e Roberto d’Angiò, salì al potere il ramo cadetto dei Durazzo, con Carlo III e poi Ladislao e Giovanna II. Furono anni turbolenti, in cui il regno si trovò al centro di alleanze europee, intrighi e scomuniche papali. La dinastia angioina, ormai napoletana di adozione, mantenne forti legami con la Francia, ma anche con l’Ungheria, la Polonia e i grandi casati europei. Alla loro corte si parlavano più lingue, si costruivano chiese gotiche e si tramavano alleanze con Roma, Avignone e l’Impero.

La fine della dinastia e il ritorno della Francia

Nel 1435 la morte senza eredi di Giovanna II segnò la fine ufficiale della dinastia angioina a Napoli. La regina aveva adottato Renato d’Angiò, discendente della linea secondaria provenzale, che però fu presto scalzato dall’aragonese Alfonso il Magnanimo. L’ultimo tentativo dei Valois d’Angiò di riconquistare Napoli avvenne nel 1501, ma fu effimero. La lunga avventura francese a Napoli si chiuse definitivamente, lasciando però un’eredità duratura nella cultura, nell’urbanistica e nella memoria collettiva della città.

Eredità e simboli: cosa resta degli Angiò a Napoli?

Molti dei simboli visivi della Napoli medievale derivano dall’epoca angioina:

  • Il Maschio Angioino, il grande castello fatto costruire da Carlo I come nuova sede reale.

  • La chiesa di Santa Chiara, voluta da Roberto d’Angiò e dalla regina Sancha.

  • L’arrivo di poeti e studiosi provenzali e francesi, che diedero lustro alla corte napoletana.

  • Un sistema giuridico e amministrativo che pose le basi per la centralizzazione del potere regio.

E poi un’immagine: quella della Napoli crocevia del Mediterraneo, città di re venuti da lontano, ma capaci di plasmare un’identità nuova, che fondeva latino, francese, greco e arabo.

Entreremo nei dettagli presentandovi, dalla prossima uscita, i profili dei singoli re angioini…

Fonti

Treccani.it
Wikipedia.org
Abulafia, D. Il Regno in mezzo al mare. Napoli nel medioevo. Laterza, 2011.
Ortensio Zecchino, Napoli angioina: arte, cultura, politica. Edizioni Scientifiche Italiane, 1992.

Nota

L’immagine è relativa allo stemma araldico della dinastia angioina di Napoli; raffigura lo stemma ufficiale della Casa d’Angiò-Napoli, adottato a partire dal 1277, con il classico campo azzurro seminato di gigli d’oro e la croce di Gerusalemme, simbolo delle pretese reali sul titolo di re di Gerusalemme.
Il campo azzurro punteggiato di gigli d’oro deriva dal blasone dei Capetingi di Francia, poi brisato con un lambello rosso per differenziare il ramo cadetto angioino da quello reale francese.
Nel 1277 Carlo I d’Angiò aggiunse la croce potenziata d’oro con quattro crocette e fondo d’argento: l’arma di Gerusalemme, a seguito dei suoi diritti sul titolo, portandola inquartata con l’arma francese.

L’insieme dei due simboli è poi diventato lo stemma ufficiale del Regno di Napoli durante la dinastia angioina (1282–1442).

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