Secondo una tradizione popolare, durante il periodo borbonico (non si conosce con certezza a quale regina la leggenda si riferisca: alcune versioni parlano di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, altre di Maria Sofia di Baviera, moglie di Francesco II), esisteva una singolare usanza di grazia per i condannati a morte.
La regina avrebbe concesso loro una possibilità di salvezza:
Se il condannato fosse riuscito a camminare bendato da un’estremità di Piazza del Plebiscito fino all’ingresso della chiesa di San Francesco di Paola, senza deviare dalla retta via, allora avrebbe ottenuto la grazia e la libertà.
Perché era quasi impossibile riuscirci?
Chiunque abbia visitato la piazza può comprendere la difficoltà:
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la piazza è molto ampia (oltre 25.000 mq),
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la superficie è lievemente irregolare,
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e l’assenza di punti di riferimento visivi (soprattutto bendati) rende estremamente facile deviare dal percorso.
Infatti, quasi nessuno riusciva nell’impresa: partendo dritto, finiva per curvare e deviare!
Origine e verità storica
Non esistono prove documentali che confermino ufficialmente questa pratica come legge o consuetudine reale; tuttavia, la leggenda ha attecchito profondamente nella cultura partenopea, probabilmente perché riflette la teatralità e la pietà popolare del tempo, oltre all’interesse delle monarchie borboniche per la clemenza spettacolarizzata.
Dunque sì, la storia esiste, anche se probabilmente è più leggenda che realtà storica; ma come molte leggende napoletane, contiene un fondo di verità simbolica: parla di giustizia, speranza, sfida e di un potere regale che si colora di umanità.
E Piazza del Plebiscito resta lì, immobile, a custodirla.


Nelle immagini: (a sinistra) elegante ritratto ufficiale di Maria Sofia in abito da corte, probabilmente datato alla fine degli anni 1850 – 1860; (a destra) Maria Carolina d’Asburgo‑Lorena (1752–1814), regina di Napoli e Sicilia in un ritratto realizzato da Élisabeth Vigée Le Brun nel 1791


