Ninfa plebea: l’innocenza intatta nell’agro di Domenico Rea

Vincitore del Premio Strega nel 1993, questo romanzo rappresenta il culmine della produzione di Domenico Rea e offre uno sguardo potente sulla provincia napoletana degli anni Trenta. Spostando l’asse narrativo fuori dalle mura cittadine, verso Nocera Inferiore e l’Agro Nocerino-Sarnese, l’autore indaga la complessità del mondo popolare attraverso una sensualità ancestrale, lontana dai canoni del perbenismo borghese.

La storia segue la giovinezza di Miluzza, una ragazza che cresce in un ambiente dominato da passioni primordiali, povertà e codici d’onore arcaici. Nonostante le vicende traumatiche e la carnalità esplicita che la circonda, Miluzza conserva una purezza quasi mitica, una naturalezza che la rende immune alla degradazione morale del suo stesso ambiente, ergendosi a simbolo di una plebe ferita ma mai interamente corrotta.

Rea adotta una prosa barocca ed espressionista, ricca di contrasti cromatici e di una fisicità prorompente che rifiuta il lirismo consolatorio. Il dialetto non è una macchietta folcloristica, ma la struttura portante di un pensiero antico e radicato, capace di trasformare una cronaca di provincia in una tragedia universale sul destino e sulla conservazione dell’innocenza.

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