Era il 27 luglio del 1939 quando, nella perla del golfo di Napoli, Capri, veniva alla luce Giuseppe Faiella, destinato a diventare uno dei più iconici cantanti della musica leggera italiana: Peppino di Capri.
Nato da una famiglia dove la musica era di casa — il padre suonava il sassofono — il piccolo Giuseppe si avvicinò molto presto al pianoforte, lo strumento che non lo avrebbe mai abbandonato.
I primi accordi, tra swing e melodia napoletana
Il giovane Peppino crebbe ascoltando i dischi americani portati dai soldati dopo la guerra: swing, rock’n’roll, doo-wop, ma nella sua anima musicale non mancava il battito profondo della canzone classica napoletana, che filtrava naturale nella sua voce.
A soli 18 anni, formò il suo primo gruppo, i “Rockers”, e già nel 1958 uscì il suo primo grande successo: “Malatia”, un 45 giri che univa la lingua napoletana con un sound moderno, quasi americano, creando un ibrido irresistibile.
Il pubblico ne fu conquistato, la voce calda e il sorriso da eterno ragazzo fecero il resto; presto i dischi di Peppino cominciarono a scalare le classifiche, e lui divenne il volto romantico della gioventù italiana che si affacciava agli anni Sessanta.
Il re dei juke-box
Negli anni del boom economico, Peppino di Capri era ovunque: alla radio, in televisione, nei juke-box dei bar, nelle balere; brani come “Voce ’e notte”, “Champagne”, “Luna caprese” e “Roberta” divennero colonne sonore di amori giovanili, di serate d’estate, di malinconie leggere, le sue reinterpretazioni in chiave moderna dei classici napoletani furono un ponte tra tradizione e innovazione.
Non a caso, si contano ben 15 partecipazioni al Festival di Sanremo, due delle quali vincenti: nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”; Peppino riuscì nell’impresa di restare sempre fedele al suo stile pur sapendosi adattare ai tempi.
Una vera arte, quella di restare se stessi evolvendosi.
Una carriera internazionale
Peppino non fu solo una star italiana: si esibì in tutto il mondo, da Parigi a New York, da Buenos Aires a Tokyo. La sua “Champagne”, composta da Mimmo Di Francia, su testo di Depsa e Sergio Iodice e lanciata da Peppino Di Capri. nel 1973, diventò un vero inno all’amore perduto, cantata in varie lingue e ancora oggi gettonatissima alle cerimonie.
Fu anche l’unico artista italiano ad aprire per i Beatles nel 1965 durante le loro date italiane, un riconoscimento che racconta molto di quanto fosse stimato anche oltreconfine.
Un legame indissolubile con Napoli e la sua lingua
Seppure cosmopolita, Peppino non ha mai reciso il legame con Napoli e con la lingua napoletana, che continua a usare nei suoi brani con orgoglio e naturalezza; con la sua musica ha contribuito a far amare il dialetto anche a chi non lo conosceva, grazie alla melodia e all’intensità espressiva dei testi.
In una carriera che ha attraversato sei decenni, non si è mai piegato alla banalità o alla pura logica commerciale e il l suo repertorio è un diario sentimentale del Novecento napoletano, con echi di malinconia, passione, eleganza.
Peppino oggi
Ancora oggi, Peppino di Capri continua a esibirsi con lo stesso entusiasmo degli esordi. I suoi concerti sono momenti di festa, in cui intere generazioni si passano il testimone del canto. Il tempo non ha sbiadito il suo sorriso, né la sua voce, che resta uno dei timbri più riconoscibili e amati della musica italiana.
Nel 2022, ha festeggiato i 60 anni di carriera, e nel 2023 è stato ospite del Festival di Sanremo, accolto da una standing ovation. Un tributo sentito, non solo per la sua musica, ma per ciò che rappresenta: la Napoli elegante, melodica, internazionale, quella che guarda al mondo senza dimenticare le proprie radici.
Fonti
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Dizionario della Canzone Italiana, G. Castaldo, ed. Curcio
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Enciclopedia Treccani (voce: Giuseppe Faiella)
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Interviste a Peppino di Capri su RAI e Corriere della Sera
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Discografia ufficiale su peppinodicapri.it
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Articoli storici su La Repubblica e Il Mattino
- wikipedia.org (contenuto e foto)


