All’alba i tedeschi capiscono che la città è perduta e avviano la ritirata, mentre gli insorti liberano edifici pubblici e prigionieri.
Le campane suonano a festa, ma il prezzo è altissimo: oltre 500 napoletani caduti. Il giorno dopo, 1° ottobre, gli Alleati entrano a Napoli e la trovano già libera; per questo, la città riceverà la Medaglia d’Oro al Valor Militare.
La mattina del 30 settembre Napoli respirava un’aria diversa: le strade, annerite dal fumo e intrise di sangue, portavano i segni della lotta, ma la città non si era piegata. Il sole illuminava barricate spezzate e tram bruciati, testimoni di una battaglia che sembrava infinita.
I tedeschi, sorpresi dalla resistenza, si ritirarono progressivamente. Non era una fuga ordinata: lasciavano dietro di sé distruzione e vendetta; prima di abbandonare i quartieri, minavano edifici, incendiavano depositi, razziavano case.
Al porto tentarono di far saltare navi e infrastrutture, convinti di negare alla città ogni futuro.
Eppure, Napoli non restò inerme: nei vicoli e nelle piazze la popolazione continuava a combattere: bambini correvano come staffette tra una barricata e l’altra, donne trasportavano armi e viveri, uomini armati di tutto ciò che trovavano impedivano l’ultima avanzata nemica.
A Materdei e alla Sanità le ultime mitragliatrici tedesche furono messe a tacere dai colpi di ragazzi poco più che ventenni.
La città, senza esercito regolare, senza comandi ufficiali, stava vincendo da sola.
Quando all’alba del 1° ottobre le truppe alleate entrarono a Napoli, trovarono una città martoriata ma libera: erano stati i suoi cittadini, il popolo minuto, a spezzare le catene dell’occupazione.
Il 30 settembre non segnò solo la fine della battaglia, ma l’inizio della memoria: ogni caduto, ogni madre che aveva pianto un figlio, ogni ragazzo che aveva imbracciato un’arma improvvisata diventava parte di un’unica epopea popolare.
Napoli aveva dimostrato al mondo che la libertà non si concede: si conquista, anche a costo della vita.
Gli eroi
Filippo Illuminato (Napoli, 21 agosto 1930 – Napoli, 28 settembre 1943)
Piazza Trieste e Trento, angolo via Toledo. Un’autoblinda tedesca gira il muso e comincia a mitragliare. Dalla folla si stacca un tredicenne: Filippo Illuminato; gli adulti cercano riparo; lui no. Lancia una bomba a mano che rimbalza sul cofano; continua ad avanzare, ne lancia un’altra. Un pennacchio di fumo, poi una raffica lo inchioda davanti alla sua città.
Gli anni resteranno tredici per sempre, ma l’eco del gesto dilata il tempo: nella motivazione della sua Medaglia d’Oro c’è scritto “suprema, nobile temerarietà”.
È il modo di Napoli per dire grazie che all’eroe ha intitolato anche una strada.


