Sciosciammocca è un termine napoletano molto particolare, che letteralmente significa “soffiami in bocca” e deriva dal latino subflare, ovvero “soffiare”. Ma, come spesso accade nel napoletano, il significato va ben oltre la traduzione letterale.
Sciosciammocca assume infatti diversi significati: da quello fisico del “soffiare”, fino a quello più simbolico, come nel caso del termine sciuscià (soffiare, ma anche persona piena di pretese). C’è anche un’espressione colorita che dice: “Aità, sciòsciame ‘mmocca ca ‘a patana me coce!” ovvero “Aiutami, soffiami in bocca perché ho inghiottito una patata bollente”. Un modo ironico per dire: “dammi una mano anche nelle cose più banali”, ma che può anche avere un’allusione erotica.
La maschera di Felice Sciosciammocca fu inventata da Antonio Petito (1822–1876), celebre interprete di Pulcinella. Il giovane Eduardo Scarpetta iniziò come sua spalla, interpretando proprio Felice. Quando Scarpetta divenne capocomico nel 1879, sostituì Pulcinella con Sciosciammocca, creando così una nuova maschera simbolo del napoletano medio di inizio Novecento.
Chi è dunque Sciosciammocca? È colui che resta a bocca aperta, che si meraviglia di tutto, un ingenuo ai limiti della stupidità. Ma è anche un personaggio tenero, goffo, profondamente umano. Insomma, un piccolo grande pezzo della nostra cultura.
Nota
Un termine polisemico è una parola che ha più significati diversi, pur mantenendo la stessa forma.
Nel caso di Sciosciammocca, il termine è polisemico perché “soffiare in bocca” può avere:
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un significato letterale (aiutare a raffreddare qualcosa),
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uno simbolico (ingenuità, stupore),
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o anche un sottotesto erotico o ironico, a seconda del contesto.
Fonte
Dalla pagina Facebook “Etimologia delle parole napoletane”


