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A tavola d”o cucchiere, ‘nu pirito, ‘nu rutto e ‘nu chitemmuorto

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Carrozze a BarcolaLetteralmente: la tavola del cocchiere: una scoreggia, un rutto e un’imprecazione.

L’antesignano degli attuali camionisti o tassisti, lo sanno tutti, può definirsi il cocchiere, che “guidava” i mezzi trainati da cavalli, carrozze o carretti che fossero.

Probabilmente, già all’epoca nella nostra città vi erano problemi di traffico, tanto che i cocchieri venivano chiamati più delle volte a sbrigare in modo spiccio e diretto le loro vertenze stradali…

Attribuire alla categoria l’etichetta di poco raffinati e con nessun aplomb è stato quindi semplice.

Alla fine della giornata, poi, era uso che questi si ritrovassero in qualche cantina a raccontarsi, in modo colorito, lo svolgimento della loro difficile giornata di lavoro, dove si dava libero sfogo ai propri istinti,  fuori da ogni licenza, linguistica o comportamentele che fosse!

Allora noi, memori degli antichi conduttori di carrozze, etichettiamo così quegli incontri conviviali nei quali non si bada all’etichetta. Incontri simpatici, ma a volte non sopportabili.

La tradizione proverbiale napoletana presenta diverse espressioni che si rivolgevano alla categoria. Qualche esempio?

  • Cucchiè abbuccame stu cummò?” (Cocchiere lo abbassiamo questo comò?)  oppure “Cucchiè tiene ‘a quaglia ‘int’ ‘o cappiello” (Cocchiere hai la quaglia nel cappello) per prendere in giro i cocchieri che indossavano la tradizionale tuba
  • Cucchiè arrete! E si avuote stu ciuccio sotta e ‘ncoppa faje ‘o tram cu ‘o trolle” (Vai indietro, cocchiere! Che se capovolgi l’asino fai il tram con il trolley..) chiara allusione all’organo sessuale dell’asino o del cavallo che trainava la carrozza
  • O cucchiere ‘e piazza: te piglia cu ‘o ‘ccellenza e te lassa cu ‘o chi t’è mmuorto” (Il vetturino da noleggio: ti accoglie con l’eccellenza e ti congeda maledicendoti i morti. Rivolto a chi, per proprio tornaconto, tratta gli altri con deferenza, salvo cambiare atteggiamento una volta avuto il proprio utile)
  • Dicette Munsignore a ‘o cucchiere: “Va chiano ca vaco ‘e pressa”!” (Disse il monsignore: cocchiere, vai adagio perchè vado di fretta) per suggerire che chi va piano va sane e va lontano…
Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.