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Avè ‘nu liscebusso

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4assiLetteralmente: avere oppure fare un liscio e busso.

Il termine viene utilizzato per indicare un rimprovero, anche piuttosto aspro, una ramanzina, insomma una lavata di capo.

Dal punto di vista storico pare che la voce derivi dal linguaggio utilizzato dai giocatori di tressette (*), un antico gioco di carte nato nel meridione d’Italia e poi pian piano diffusosi in tutta la penisola che, si dice, sia stato inventato da giocatori muti.

Il tressette, considerato una sorta di bridge dei poveri, è un gioco che richiede memoria e strategia, ed è stato per lungo tempo il gioco di carte di riferimento dei napoletani.

Ha delle regole precise, peraltro normate da tale Chitarrella, prete napoletano che alla fine del settecento pubblicò la prima edizione di un suo trattato, in latino e poi tradotto in napoletano, con il quale illustrava le modalità di gioco. Nel nome del prelato appassionato dei giochi di carte sono state diffuse regole, poi non rispondenti del tutto al vero, del tipo: “Si nun tiene ‘a jucà, joca coppe” (se non hai altre scelte, comincia a giocare con il seme di coppe).

In relazione a tale diceria, in origine era consentito durante il gioco, segnalare tramite gesti al proprio compagno di gioco e agli avversari il possesso di alcune carte oppure richiedergli una particolare giocata. A titolo di esempio, il picchiare una volta le nocche sul tavolo da gioco (bussare) significava “… sono in possesso del tre del seme che sto per giocare …” oppure lo strisciare una carta sul tavolo (lisciare) significava “… gioco una carta di gerarchia inferiore a quelle già sul tavolo”. Il termine liscio e busso, in particolare, significava ” … per questa mano non desidero effettuare una presa, però ho in mano l’Asso di questo seme…”.

Ora, poiché l’Asso (che da’ un punto nel conteggio finale, contro un terzo di punto delle altre figure) può essere battuto dal Due e dal Tre, carte gerarchicamente superiori; è chiaro, quindi, che il suo possesso non assicura la presa, anzi di solito può essere causa di sconfitta e quindi di eventuale reprimenda da parte del socio o di presa in giro da parte degli avversari…

Da qui il termine “liscebbusso”, utilizzato come sinonimo di severo rimprovero.

Buon gioco a tutti!

 

(*) Generalmente giocato da quattro giocatori abbinati a coppie con un mazzo di carte italiane (con diverse modalità di gioco denominate “a chiamare”, “a perdere”, ecc.), il tressette consiste nell’effettuare delle giocate (passate) in cui ogni giocatore gioca la propria carta: la carta più alta (*) vince la mano. La partita termina quando una delle due squadre ha raggiunto il punteggio stabilito (di solito 21 punti) .

Gerarchia delle carte e relativo valore
Carta Valore (punti)

  • Asso: 1
  • Due: 1/3
  • Tre: 1/3
  • Re: Donna, Cavallo, Fante: 1/3
  • Restanti carte: zero

queste ultime  dette anche “scartine” perché senza valore, quindi da scartare appena possibile.

Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.