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Puozz’avé mez’ora ‘e petrïata dinto a ‘nu viculo astritto e ca nun sponta, farmacie nchiuse e mierece guallaruse!

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sassitrasparenteLetteralmente: che tu possa essere lapidato all’interno di un vicolo cieco e stretto quando le farmacie sono chiuse e ad intervenire è un medico sofferente di ernia.

Quando a Napoli vogliamo male a qualcuno, e capita spesso (!), la nostra fantasia nel lanciare anatemi non ha eguali in nessuna parte del mondo!

Noi, ad esempio, non ci limitiamo ad un’espressione fredda e impersonale come “Crepa!” , “Muori!“, ma generalmente descriviamo modalità (“‘E ‘a murì acciso“), tempi (“‘E ‘a murì ‘e subbeto“) e modalità di trattamento della salma (“Puozza sculà“)

A volte, tuttavia, ci vediamo assaliti dal rimorso e non auguriamo la morte, bensì una lunga sofferenza oppure di attraversare un brutto momento, come in questa simpatica espressione.

Per portare a conoscenza dei non napoletani questo perverso sadismo, forniamo subito la traduzione: “Che tu possa essere lapidato all’interno di un vicolo cieco e stretto e che il soccorso non possa essere prestato in quando le farmacie sono chiuse e ad intervenire è un medico dotato di … scroto, quindi impacciato negli interventi e in chiaro ritardo!. Bella no?

Alcuni cenni di interesse.

Innanzitutto l’uso del verbo potere nella sua forma napoletana: puozza (che tu possa). Nel bene o nel male questa parola magica apre ad ogni forma di augurio (“Puozza campà cient’anne“) e di maledizione (“Puozza murì accise“)

Sopra dicevamo alla lapidazione: ‘a petriata, invece, gioco che ha coinvolto gran parte di noi appartenenti alla generazione di mezzo, consiste nel lancio di pietre, generalmente tra opposte fazioni, allo scopo di colpire (cògliere) l’avversario. Gioco pericolosissimo, da codice rosso al Pronto Soccorso, ma che noi affrontavamo senza sprezzo del pericolo!

Come cita Raffaele Bracale nel suo Blog (che invito tutti a visitare pr la sua competezza e autorevolezza) per… evitare rischi soverchi, prima di avviare questa antica “intifada” (altro cha Palestinesi, il copyright è napoletano!) ci si raccomandava sempre: “Menàte ‘e grosse, pecché ‘e piccerelle vanno dint’ a ll’uocchie!” ossia “tirate quelle grandi, giacché quelle piccole possono ferire gli occhi!.

Consiglio finale? Quando avete individuato il latore del messaggio, partite in anticipo, per evitare di essere colpiti prima da qualche lancio improprio…

Giovanni Vitiello

Orgogliosamente napoletano, da tempo emigrato consapevole, è un dirigente di un gruppo bancario internazionale e si occupa di comunicazione e gestione della conoscenza aziendale. Vive tra Milano (lavoro) e Verona (famiglia) ed è tra i promotori dell'iniziativa "Dettinapoletani". Ha due grandi passioni: Napoli e il Napoli.