Nunzia Fumo, il cuore comico e malinconico di Napoli

Nunzia Fumo nacque a Frattamaggiore il 14 agosto 1913, figlia d’arte in una famiglia che del teatro aveva fatto una missione; suo padre, Eugenio Fumo, fondò la compagnia Cafiero-Fumo, fucina di talenti napoletani.
Nunzia, come la sorella Nuccia, crebbe respirando polvere di palcoscenico, e ben presto vi portò la sua voce chiara e il suo volto intenso, capace di muoversi tra la comicità verace e la tenerezza malinconica.

Teatro come vocazione

Per tutta la vita, Nunzia Fumo restò legata visceralmente al teatro: lavorò nei decenni più fecondi della scena napoletana, accanto a maestri come Peppino e Eduardo De Filippo.
Era una caratterista autentica, di quelle che non rubano mai la scena ma la rendono vera. Apparsa anche in alcune produzioni della Rai, tra cui Gli esami non finiscono mai e Peppino Girella, portò in televisione lo stesso rigore artigianale che l’aveva resa credibile sui palchi di tutta Italia.

Il cinema: la seconda giovinezza

Dopo anni lontana dal set, Nunzia Fumo fu riscoperta da Luciano De Crescenzo, che negli anni ’80 la scelse per i suoi film più amati: Così parlò Bellavista, Il mistero di Bellavista e 32 dicembre. In questi ruoli brevi ma indimenticabili, Fumo offrì al grande pubblico un ritratto autentico della donna napoletana: ironica, accogliente, fatalista, sempre con un pizzico di saggezza antica. Accanto a lei, spesso anche la sorella Nuccia, a testimonianza di una complicità familiare che il cinema seppe finalmente celebrare.

Una lunga carriera nascosta

La sua filmografia include titoli importanti anche prima della “riscoperta”: Madonna delle rose (1953), Anni ruggenti di Luigi Zampa (1962), Viaggio con Anita di Monicelli (1978), fino agli ultimi film d’autore come La casa del sorriso di Marco Ferreri (1990). Sempre con la misura e la grazia che la contraddistinguevano, Nunzia si inseriva nel racconto senza mai sovrastarlo. Era la voce sommessa ma necessaria del teatro e del cinema italiano.

L’eredità di una donna di scena

Nunzia Fumo morì a Napoli il 17 gennaio 1992, a 78 anni, lasciando dietro di sé un’eredità silenziosa ma fortissima: quella delle donne che hanno fatto grande il teatro popolare, spesso lontane dai riflettori, ma sempre nel cuore di chi ama l’arte.
Il suo nome oggi è un simbolo di coerenza e di dedizione, di una Napoli teatrale che non ha mai smesso di raccontarsi.

Fonti

Wikipedia.org (contenuto e immagine)
Enciclopedia dello Spettacolo, ed. Garzanti

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