Gaetano Di Maio, il Teatro di Napoli con il sorriso e la poesia nel cuore

Nato a Napoli il 18 agosto 1927, Gaetano Di Maio portava il teatro nel sangue: figlio dell’attore Oscar Di Maio e dell’attrice Margherita Parodi, crebbe dietro le quinte dei palcoscenici, tra copioni, costumi e battute in dialetto. Quando il padre scomparve prematuramente, toccò a lui raccogliere il testimone della tradizione teatrale di famiglia, ma Gaetano non si limitò a custodire un’eredità: la trasformò, la fece sua, la proiettò verso il futuro.

Dalla poesia alla commedia popolare

Studioso di filosofia e letteratura, Di Maio esordì giovanissimo nel 1948 con la commedia Core ‘e zingara. Il suo talento narrativo si manifestava in un equilibrio raro tra comicità e riflessione, leggerezza e profondità; era il teatro popolare napoletano che parlava al popolo, ma anche della sua anima, delle sue ferite e dei suoi sogni. 
Nel 1962, Avendo potendo pagando lo consacrò al grande pubblico grazie all’interpretazione di Nino Taranto, per cui scrisse anche la serie televisiva Michele Settespiriti, andata in onda sulla Rai nel 1964. Da quel momento, Gaetano Di Maio divenne una voce inconfondibile della drammaturgia partenopea.

Il legame con il Teatro Sannazaro

Dal 1972 in poi, la collaborazione con la compagnia stabile del Teatro Sannazaro di Napoli rappresentò un periodo fecondissimo. I suoi testi – Mpriesteme a mugliereta, È asciuto pazzo ‘o parrucchiano, Arezzo 29 in tre minuti – divennero cavalli di battaglia per attori come Luisa Conte, Ugo D’Alessio, Enzo Cannavale, Rosalia Maggio, Giacomo Rizzo, rendendolo amatissimo anche dal grande pubblico.

Tradizione e innovazione

Gaetano Di Maio non scrisse solo commedie; fu anche poeta e autore raffinato, capace di confrontarsi con i classici riscrivendoli in chiave napoletana: Lisistrata, Le donne al parlamento di Aristofane e Le trovate di Minichiello da Molière sono esempi del suo estro creativo e della sua capacità di fondere cultura alta e spirito popolare; a sua riscrittura di Petito e l’omaggio al teatro dell’Ottocento napoletano contribuirono a mantenerne viva la memoria scenica.

L’eredità di un autore innamorato della sua città

Di Maio morì nella sua Napoli il 24 marzo 1991 e tre anni dopo, fu pubblicata postuma una raccolta di poesie in italiano, Verranno amici, ritrovata dal nipote Ernesto Paolozzi e curata da Giuseppe Di Costanzo: l’ultima testimonianza della sua voce dolce e ironica.
La sua opera continua a vivere nelle repliche teatrali, negli archivi della Rai e soprattutto nel cuore di Napoli, città che Gaetano Di Maio ha saputo raccontare con amore, umanità e sorriso.

Fonti

wikipedia.org
Enciclopedia Treccani, voce “Gaetano Di Maio”

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