Maria Sofia, l’Aquiletta bavara e l’ultimo fuoco di Gaeta

Nell’inverno del 1860, mentre l’Europa sembrava voltare le spalle alle antiche monarchie del Sud, una giovane donna dai capelli chiari e lo sguardo fiero sfidava il destino dai bastioni di un’antica fortezza affacciata sul Tirreno.
Si chiamava Maria Sofia di Wittelsbach, aveva solo diciannove anni, ed era già regina di un regno che stava morendo; figlia del duca Massimiliano di Baviera e sorella dell’imperatrice Sissi, Maria Sofia non era nata per essere dimenticata.

Elegante ritratto ufficiale di Maria Sofia in abito da corte, probabilmente datato alla fine degli anni 1850 – 1860

Giunta a Napoli per sposare il re Francesco II di Borbone, aveva trovato un regno in bilico, minacciato dalle ambizioni del Piemonte e dalle camicie rosse di Garibaldi; le corti europee già scommettevano sulla caduta del Regno delle Due Sicilie eppure, nessuno poteva prevedere ciò che sarebbe accaduto a Gaeta.
Fu lì, tra le mura consumate dalla salsedine e dai colpi d’artiglieria, che Maria Sofia divenne leggenda.

Con Francesco accanto, ma provato dal peso del crollo imminente, fu lei a sollevare il morale delle truppe, a visitare gli infermi, a distribuire pane e parole. Testimoni raccontano che portasse viveri ai soldati anche sotto i bombardamenti, il volto coperto solo da un velo sottile. In mano, a volte, una carabina.

Il popolo la chiamò “la regina soldato”: per 102 giorni, dal novembre 1860 al febbraio 1861, Gaeta resistette all’assedio dell’esercito piemontese: gli italiani unificatori credevano che la roccaforte sarebbe caduta in una settimana, ma non avevano fatto i conti con lei.

L’eco della sua resistenza superò le Alpi: a Vienna, a Parigi, a Londra, si parlava della regina che rifiutava di arrendersi.
Gabriele D’Annunzio, molti anni dopo, la definirà “l’Aquiletta bavara”, un piccolo rapace solitario, nobile e battagliero.
Ma il 13 febbraio 1861, dopo mesi di fame, malattie e morte, le artiglierie piemontesi ebbero la meglio: Francesco e Maria Sofia firmarono la resa, uscendo da Gaeta non da vinti, ma da ultimi sovrani legittimi del Sud, accolti da un silenzio carico di rispetto.

Maria Sofia non fu mai dimenticata: per i nostalgici del Regno, rimase un simbolo di dignità, coraggio e fierezza, per i suoi nemici, fu una donna temibile, mai sottomessa, per Napoli, forse, fu ciò che una regina dovrebbe sempre essere: madre, sorella, guida e anima indomita.

Dal silenzio di Gaeta nacque la leggenda: resistere non è solo un dovere, è un onore!

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