Il disegno di Napoli: un enigma michelangiolesco tra i codici della Biblioteca Nazionale

Il cosiddetto “disegno di Napoli” (Ms. XII.D.74, c. 22v) deve il suo nome alla sua attuale dimora: la Biblioteca Nazionale di Napoli. Questo straordinario foglio è al centro di una prestigiosa raccolta di studi intitolata “Leonardo e il Rinascimento nei codici napoletani”, curata da Alfredo Buccaro e Maria Rascaglia. Il volume nasce con l’intento di esplorare come il genio di Leonardo e le innovazioni del Rinascimento siano documentati proprio attraverso i preziosi codici e manoscritti conservati nelle istituzioni culturali partenopee.

Un’istantanea dal cantiere di San Pietro

Sebbene custodito a Napoli, il disegno ci riporta nel cuore del più importante cantiere della Roma del Cinquecento: quello della Basilica di San Pietro. Il documento, una raffinata proiezione ortogonale ombreggiata, mostra la sezione trasversale e il prospetto orientale della Basilica, offrendo una “fotografia” dello stato progettuale michelangiolesco in un momento cruciale della sua evoluzione.

Per lungo tempo, gli studiosi hanno interpretato questo disegno come una critica postuma alle idee di Michelangelo, datandolo dopo la sua morte (1564). Tuttavia, le ricerche più recenti proposte nel saggio di Federico Bellini suggeriscono una tesi diversa: il disegno sarebbe stato realizzato tra il 1557 e il 1561, con Michelangelo ancora in vita e nel pieno delle sue funzioni di architetto della fabbrica.

Dettagli di un progetto in mutamento

Il valore del “disegno di Napoli” risiede nella rappresentazione di elementi architettonici poi variati o mai realizzati:

  • Gli attici originari: Mostra le forme costruite tra il 1556 e il 1558, prima che l’artista decidesse di semplificarne e rivoluzionarne il profilo.

  • La facciata inedita: Presenta una soluzione per il prospetto principale più stretta rispetto alle celebri stampe successive, aprendo nuovi dibattiti sulle reali intenzioni del maestro.

  • Lanterne e cupole: Le cupole minori appaiono con tamburi più alti, suggerendo l’esistenza di modelli originali michelangioleschi oggi perduti.

Il mistero dell’autore e il fine editoriale

L’identità del disegnatore resta ignota, sebbene la qualità tecnica richiami la cerchia di Giovanni Antonio Dosio. Più che un disegno tecnico da cantiere, il foglio sembra essere un modello preparatorio per la realizzazione di incisioni calcografiche. Probabilmente destinato a una pubblicazione di prestigio che non vide mai la luce, il disegno divenne “obsoleto” quando l’avanzamento reale dei lavori superò le previsioni del disegnatore, lasciandoci però un documento unico sulla genesi della Basilica.

Comments
All comments.
Comments
errore: Questo contenuto è protetto da Copyright!