Domenico Attanasio: la voce lirica che incantò Napoli

Napoli, 23 ottobre 1926. In una città dove la musica è linfa vitale, nasce Domenico Attanasio, destinato a diventare una delle voci più raffinate della canzone napoletana; cresciuto nel quartiere del Vomero e poi a Coroglio, sviluppa fin da giovane una passione per la musica che lo porta a intraprendere studi di canto con la maestra Bianca Santamaria, insieme a giovani talenti come Lello Di Domenico e Tullio Pane.

Gli inizi e il debutto lirico

La sua formazione accademica lo conduce al Conservatorio di San Pietro a Majella, dove perfeziona la sua tecnica vocale; debutta come tenore al Teatro San Carlo di Napoli nell’opera Nina pazza per amore di Giovanni Paisiello, sotto la direzione del maestro Gianandrea Gavazzeni. La sua voce estesa e pastosa gli consente di farsi notare nel panorama lirico napoletano.

La transizione alla musica leggera

Nel 1949, Attanasio decide di dedicarsi alla musica leggera, vincendo un concorso indetto dalla Rai; inizia a cantare per le orchestre dirette dai maestri Gino Campese, Giuseppe Anepeta, Armando Fragna e Luigi Vinci.
Nel 1952, partecipa alla prima edizione del Festival di Napoli con il brano Varca lucente, classificandosi al secondo posto: la sua partecipazione al festival lo rende noto al grande pubblico.

Successi e ritiro dalle scene

Negli anni successivi, Attanasio partecipa a numerosi festival di Piedigrotta e a concerti, ma sempre con un certo distacco, sentendosi a volte imbarazzato dal pubblico.

Negli anni Sessanta, decide di ritirarsi dalle scene per dedicarsi alla famiglia e a un’attività imprenditoriale che lo porta a viaggiare in tutto il mondo, da Capo Nord al Senegal.

Rimasto vedovo nel 1999, si stabilisce nel quartiere di Chiaia, dove vive fino alla sua morte, avvenuta il 27 ottobre del 2021.

Eredità musicale

Attanasio ha inciso numerosi dischi per la casa discografica Cetra, partecipato a trasmissioni televisive e effettuato tournée anche all’estero.
La sua voce lirica e la sua eleganza interpretativa lo hanno reso una figura di riferimento nella musica napoletana del secondo dopoguerra.

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