Enrico Pessina: il maestro napoletano del diritto penale
Napoli, 7 ottobre 1828: in una città in fermento politico e culturale nasce Enrico Pessina, giovane animato da idee liberali e da un forte senso di giustizia: l’ardore dei suoi vent’anni lo conduce a prendere parte ai moti rivoluzionari del 1848.
È un ragazzo colto e intraprendente: pubblica un Manuale di diritto costituzionale, ma quell’opera, più che aprirgli strade, gli attira sospetti e persecuzioni: la prigione e il confino  segnano i suoi primi anni di impegno civile, senza però spegnere la fiamma del suo pensiero.

Dall’esilio alla cattedra

Dopo un nuovo arresto, nel 1860 è costretto all’esilio: prima Marsiglia, poi Livorno, ma la sua competenza giuridica non tarda a farsi riconoscere: viene chiamato all’Università di Bologna, dove inizia la sua carriera accademica.
Rientrato a Napoli, diventa sostituto procuratore generale e segretario generale del Ministero di Grazia e Giustizia: dal 1861 siede stabilmente sulla cattedra di Diritto e procedura penale all’Università di Napoli, incarico che conserverà per cinquant’anni, formando generazioni di giuristi e magistrati.

L’impegno politico

La sua voce non resta confinata all’aula universitaria: Pessina entra in Parlamento, dapprima come deputato della Prima Legislatura del Regno d’Italia, poi come senatore dal 1876, chiamato più volte a ruoli di governo: nel 1879 guida il Ministero dell’Agricoltura, Industria e Commercio nel governo Cairoli I, e nel 1885 diventa Ministro di Grazia e Giustizia nel gabinetto Depretis: nel 1914, ormai anziano maestro, riceve il titolo onorifico di Ministro di Stato.

Il pensatore del diritto

Pessina è soprattutto un giurista-filosofo. Non cede al positivismo né all’empirismo riduttivo: per lui il diritto penale è storia e coscienza, la pena una retribuzione equa, inscritta nella razionalità della legge.
In questo dialogo tra hegelismo e scuola classica italiana costruisce la sua autorevolezza. La sua produzione è vastissima: dal Manuale di diritto costituzionale del 1849 ai Trattati di penalità (1858–1859), dagli Elementi di diritto penale (1865) fino ai grandi manuali della maturità, come il Manuale del diritto penale italiano (1893–1895) e il Manuale del diritto pubblico costituzionale (1900).
Cura inoltre l’Enciclopedia del diritto penale italiano, consolidando il suo ruolo di riferimento nella cultura giuridica.

Un’eredità viva

Socio dell’Accademia dei Lincei dal 1899, presidente dell’Accademia Pontaniana e membro di numerose istituzioni, Pessina rimane fino alla fine un punto fermo della vita intellettuale partenopea. Muore a Napoli il 24 settembre 1916: la città lo ricorda con una strada a lui dedicata, un’aula dell’Università Federico II oltre al busto collocato al Pincio di Roma.

Figura complessa e poliedrica, Enrico Pessina seppe unire rigore accademico, impegno civile e passione politica, lasciando un segno indelebile nella storia del diritto penale italiano e nella memoria della sua Napoli.

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