Ad litteram: “Se butti una cesta di taralli sulla testa di quello, non ne cade a terra nemmeno uno”
L’immagine è vivida, quasi comica: una cesta piena di taralli — friabili, tondi, leggeri — rovesciata sulla testa di qualcuno.
Ma c’è un dettaglio che stravolge la scena: nessun tarallo cade a terra. Perché?
Perché, secondo l’espressione popolare, la testa in questione è piena di corna! Il riferimento è chiaramente al classico “cornuto”, il marito tradito dalla moglie, spesso ignaro, talvolta ridicolizzato. La battuta nasce per esprimere una verità scomoda in forma brillante, e come spesso accade nel parlato napoletano, il sarcasmo è l’arma con cui si esorcizzano disonore e vergogna.
Nella cultura napoletana, le “corna” sono da sempre simbolo del tradimento coniugale, ma sono anche una forma di discredito pubblico. Non è raro che l’uomo “cornuto” diventi oggetto di battute, anche crudeli. Ma attenzione: il tono di questi motti non è sempre offensivo — spesso è complice, o persino solidale. Serve a commentare una situazione di dominio sociale, a ridimensionare il dramma in chiave ironica.
Questa espressione, in particolare, usa l’immagine dei taralli per creare un contrasto visivo: l’idea che possano “incastrarsi” tutti tra le corna di qualcuno fa sorridere, ma anche riflettere sull’ingegno con cui il popolo trasforma le disgrazie in teatro.
Dietro l’espressione si cela anche una riflessione implicita sul ruolo dell’uomo nella relazione: non basta essere marito per avere il controllo della situazione; la vittima non è solo cornuto, ma è anche ignaro, passivo, forse distratto; a ben riflettere, n un certo senso, la frase punisce la superficialità, l’ingenuità, o l’eccessiva fiducia. Eppure, non c’è giudizio morale assoluto: il popolo napoletano ride del cornuto, ma sa anche che può capitare a chiunque.
L’ironia, quindi, non è mai vendetta, ma è sempre auto-difesa.


