1 – Gilberto di Borbone-Montpensier e il sogno napoletano dei Borbone

Nato intorno al 1443, Gilberto di Borbone-Montpensier, conosciuto anche come Gilberto Monpensiero, fu una figura chiave nel panorama politico del Regno di Napoli alla fine del XV secolo; proveniente da una delle più illustri famiglie nobili francesi, il casato dei Borbone-Montpensier, Gilberto rappresentava quel legame forte tra la nobiltà europea e i domini italiani.

Nel 1495, durante le complesse guerre italiane che coinvolsero Francia, Spagna e gli Stati italiani, Gilberto fu nominato Viceré di Napoli, carica che ricoprì fino alla sua morte, avvenuta a Pozzuoli il 5 ottobre 1496. Il suo incarico rappresentava l’interesse francese nella regione, in un’epoca in cui il Regno di Napoli era conteso tra le grandi potenze.

Come viceré, Gilberto di Borbone-Montpensier cercò di consolidare il controllo francese su un territorio ricco, ma instabile, diviso tra le fedeltà locali e le ambizioni straniere. La sua presenza fu simbolo di quell’epoca di conflitti e cambiamenti che portarono Napoli a essere crocevia di eserciti e diplomazie.
La sua breve amministrazione a Napoli si concluse con la sua morte a Pozzuoli, lasciando un’eredità legata a un periodo tumultuoso e segnato dalle guerre che prepararono la strada ai futuri dominatori spagnoli.

Gilberto di Borbone-Montpensier è una testimonianza di come il Regno di Napoli fosse al centro delle grandi lotte dinastiche europee, in un tempo in cui il titolo di viceré era molto più che un semplice ruolo amministrativo: era un segno tangibile delle ambizioni di potere e delle alleanze che plasmarono la storia del Mezzogiorno.

Giudizio sintetico

👍Legittimazione dinastica (Gilberto era membro della Casa di Borbone, uno dei rami più prestigiosi della nobiltà francese. La sua presenza a Napoli rafforzava l’immagine della monarchia francese come potenza “legittimata” a governare sul Mezzogiorno d’Italia dopo la conquista di Carlo VIII); fedeltà al re di Francia (Fu scelto per la sua lealtà assoluta a Carlo VIII, che nel 1495 aveva invaso Napoli per rivendicare i diritti angioini. In questo senso, rappresentava una figura affidabile per amministrare un regno appena conquistato); tentativo di mediazione locale (Durante il breve periodo in cui esercitò potere, cercò (secondo alcune fonti) di stabilire rapporti con le élite locali per mantenere la pace e non alienare completamente l’aristocrazia napoletana)

👎Breve durata e scarsa efficacia politica (Il suo “viceregno” durò pochissimo (circa un anno) e coincise con uno dei periodi più instabili della storia napoletana: le truppe francesi furono rapidamente respinte dalla lega antifrancese (spagnoli, veneziani e stati italiani). Non ebbe tempo né modo di consolidare l’autorità francese); scarso radicamento territoriale (Era un nobile straniero, sconosciuto alla popolazione e privo di legami concreti con il tessuto locale. Questo lo rese una figura isolata, malvista sia dal popolo che da molti nobili partenopei); contesto militare sfavorevole (Operava in un contesto di ritirata e sconfitta: la spedizione di Carlo VIII fu un fallimento, e ciò rese ogni tentativo amministrativo privo di fondamento reale. Gilberto si ritrovò più a gestire una crisi che un governo stabile); mancanza di una visione autonoma (fu un esecutore degli ordini francesi, senza un progetto personale o politico per Napoli. Questo ne indebolì l’immagine, facendolo apparire più come un delegato temporaneo che un vero “governatore”)

In conclusione, Gilberto di Borbone-Montpensier fu un viceré di transizione, più simbolico che operativo. La sua figura rappresenta il tentativo (fallito) della Francia di impiantare un proprio controllo stabile su Napoli, e il suo ruolo, seppur poco incisivo, è importante come traccia della breve stagione francese nel Mezzogiorno

Curiosità

  • Titolo ereditario
    Il titolo “Conte di Montpensier” apparteneva a una nobile famiglia francese legata ai Borbone, che avrebbe dato un peso notevole alle ambizioni politiche di Gilberto.
  • Viceré di breve durata
    La sua amministrazione durò poco, da circa il 1495 fino alla sua morte nel 1496, un periodo turbolento in cui i viceré spesso non riuscivano a stabilire un governo stabile.

  • Morte a Pozzuoli
    Non morì a Napoli, ma nella vicina città di Pozzuoli, che allora era un luogo strategico e molto importante per il controllo della zona occidentale del regno.

Fonti

Treccani.it
Wikipedia.org
“Storia di Napoli” di Benedetto Croce
“Le guerre d’Italia” di Francesco Guicciardini

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