Se Napoli, negli anni ’70, ha smesso di essere solo la terra del “mandolino e sole” per diventare una capitale del rock, del jazz e della sperimentazione mondiale, lo dobbiamo in gran parte a un uomo che la musica ce l’aveva nel DNA.
Nato a Napoli il 5 febbraio 1943, fglio d’arte (suo padre era la prima viola del prestigioso Teatro San Carlo), Renato cresce respirando l’aria dei palchi più eleganti, ma il suo spirito è inquieto, curioso, proiettato verso il futuro. Non si accontenta di ascoltare la musica: vuole capire come nasce, come si fonde, come può cambiare il mondo.
L’invenzione di un movimento
Immaginate la Napoli di quegli anni: un fermento ribollente. Renato Marengo intuisce che sta succedendo qualcosa di unico. Capisce che la tradizione popolare dei vicoli può sposarsi con il rock che arriva dall’America e con il jazz più colto. È lui a dare un nome a questo terremoto culturale: nasce il Napule’s Power.
Non è solo un’etichetta, è una missione. Marengo diventa il “regista” dietro le quinte. Produce la Nuova Compagnia di Canto Popolare, portando la voce verace di Roberto De Simone e Concetta Barra nei teatri di tutto il mondo. Lancia il genio di Edoardo Bennato, le percussioni tribali di Toni Esposito, la voce mediterranea di Teresa De Sio. E anche quando non produce direttamente, come nel caso di Pino Daniele o degli Osanna, è lì a spingere, a scrivere, a far sì che l’Italia intera si accorga che a Napoli sta nascendo il futuro.
Tra Milano e il mondo: il giornalismo d’assalto
Ma Renato è un uomo di carta e inchiostro oltre che di nastri magnetici. Si sposta a Milano, collabora con giganti come Gianni Sassi e la Cramps, e diventa l’anima di Ciao 2001, la “bibbia” per ogni ragazzo che negli anni ’70 e ’80 volesse davvero capire la musica. La sua firma è garanzia di profondità: intervista Lucio Battisti (una delle pochissime interviste concesse dal genio reatino), John Cage, Demetrio Stratos.
La voce della radio e la scoperta dei talenti
Con il passare degli anni, Marengo capisce che la sua missione deve evolversi. Insieme all’inseparabile Michael Pergolani, entra nelle case degli italiani attraverso la radio. Con il programma “Demo” su Radio Rai Uno, apre i microfoni a migliaia di artisti emergenti, diventando il talent scout dei “senza voce”, di chi fa musica indipendente e non trova spazio nelle grandi major.
Ancora oggi, con la direzione di Cinecorriere e il ritorno alla guida dello storico Ciao 2001, Renato continua a essere quello che è sempre stato: un cercatore d’oro. Un uomo che non cerca la hit facile da classifica, ma l’anima profonda del suono.
“La musica invisibile è quella che non senti passare per radio ogni ora, ma è quella che ti resta dentro per tutta la vita.“
Perché Renato Marengo è un simbolo?
Perché ci insegna che per amare Napoli non bisogna restare fermi al passato. Marengo ha preso la “tammurriata” e l’ha fatta dialogare con il sintetizzatore; ha preso il dialetto e lo ha reso internazionale. È l’uomo che ha dimostrato che Napoli non è una cartolina, ma una centrale elettrica di creatività perenne.
Fonti
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Napule’s Power – Movimento Musicale Italiano, di Renato Marengo (Tempesta Editore). È il testo fondamentale per comprendere la genesi del movimento.
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Song ‘e Napule, di Renato Marengo e Michael Pergolani (Rai Eri).
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L’Enciclopedia del pop-rock napoletano, di Renato Marengo e Michael Pergolani (Rai Eri).


