Esistono vite che non entrano nei libri di storia comune perché sembrano troppo assurde per essere vere: quella di Paolo Avitabile, nato ad Agerola nel 1791, è una di queste: una parabola che inizia tra i sentieri scoscesi della Costiera e finisce per dominare le rotte polverose dell’Asia Centrale, dove il suo nome è ancora oggi sussurrato come un sortilegio.
L’ascesa del Caimano
Avitabile non era un uomo di mezze misure: formato alla scuola militare di Gioacchino Murat, portava in sé quella tempra tipica di chi è cresciuto dove la roccia incontra il mare; quando l’epopea napoleonica svanì, lui non si arrese al declino: partì verso Oriente, prima in Persia, poi nel Punjab, al servizio del leggendario Maharaja Ranjit Singh.
Gli fu affidato il compito più sporco: governare Peshawar, la porta dell’Afghanistan; in una terra dove la legge era dettata dal fucile, Avitabile impose la sua, dicentando “Abu Tabela”, il generale spietato che faceva impiccare i ribelli prima di colazione per dare il buongiorno alla città. Un realismo feroce, necessario in un mondo che non conosceva pietà, che lo trasformò in un emiro di fatto, temuto e rispettato dalle tribù più bellicose della Terra.
Il richiamo del “Nido”
Ma la vera magia di questa storia non è la guerra, è il ritorno. Carico di ori, spade preziose e titoli altisonanti, il Generale avrebbe potuto scegliere qualsiasi capitale europea, invece, scelse di tornare lassù, ad Agerola.
Non tornò a mani vuote: oltre alle leggende di massacri e palazzi fatati, portò con sé qualcosa di vivo: le vacche di razza Jersey. È un paradosso affascinante: l’uomo che aveva messo a ferro e fuoco l’Oriente, una volta tornato a casa, si trasformò nell’architetto della ricchezza della sua terra.
Senza la sua visione e quella strana importazione, il Provolone del Monaco, vanto della nostra gastronomia, oggi non esisterebbe nella forma che conosciamo.
Una fine degna di un dramma
La morte lo colse nel 1850, nella sua villa agerolese, tra le nebbie dei monti che lo avevano visto nascere; si parla di veleno, di una giovane moglie infedele, di un intrigo domestico che nessuna sciabola poteva sventare; un finale cupo per un uomo che era sopravvissuto a mille battaglie in terre straniere.
Paolo Avitabile resta così: un fantasma che cammina tra le rovine di Peshawar e i pascoli di Agerola, un uomo che ha dimostrato come la “cazzimma” di un figlio dei Lattari possa piegare la storia, dall’altra parte del mondo.
Per saperne di più
Paolo Avitabile: un Napoletano alla Conquista dell’Afghanistan


