La ricerca tra le pieghe del tempo non si ferma mai e recentemente ci è capitato tra le mani un lavoro di straordinario interesse che indaga un lato oscuro e profondo della nostra memoria: l’immagine del demonio nella Napoli dell’età moderna. Nella città del Seicento, il demonio aveva un volto concreto e spesso sorprendente: non sempre corna e zoccoli, ma sembianze umane capaci di insinuarsi con astuzia nella vita quotidiana e nelle coscienze dei napoletani.
Il Diavolo in livrea e l’inganno dei sensi
Le narrazioni miracolose dell’epoca descrivono il maligno con una vivacità quasi teatrale. Celebre è l’episodio, riportato nelle cronache seicentesche della Madonna del Carmine, di un giovane servitore che, disperato per aver smarrito il proprio prezioso mantello, invoca il diavolo promettendogli l’anima. Il maligno non si presenta come un mostro grottesco, ma appare in Piazza San Domenico nelle vesti di un “nobil Signore”, con una folta comitiva di servitori al seguito, ricalcando l’immagine di un potente signore feudale dell’epoca.
Questa figura seducente e aristocratica mostrava il potere del demonio di occupare lo spazio cittadino e di ingannare attraverso l’apparenza. Il racconto sottolinea come il male cercasse di mimetizzarsi tra le gerarchie sociali, venendo sconfitto solo dall’intervento sovrannaturale della Vergine, che impedisce al giovane di annegare alla Marina del Vino e spezza il patto sacrilego.

La lotta al capezzale nei processi di canonizzazione
Nei tribunali ecclesiastici e nei processi di beatificazione del primo Seicento, la presenza di Satana si fa ancora più palpabile, fisica e aggressiva. Qui il demonio funge da “antagonista necessario” per provare la virtù del futuro santo:
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Andrea Avellino: del santo ne abbiamo già parlato: durante la sua agonia, i testimoni riferirono della comparsa di un “homo brutto brutto”, vestito come un umile garzone da cucina, che tentava di ghermire l’anima del santo moribondo nel momento della massima fragilità.
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Francesco Caracciolo: fu il fondatore dell’ordine dei Chierici Regolari Minori, i cui membri sono comunemente chiamati “Caracciolini”. Nei processi di canonizzazione, la sua figura emerge per diverse caratteristiche peculiari:. Caracciolo fu un attivo esorcista; un celebre episodio processuale narra di come, durante un esorcismo, il demonio lo avesse minacciato di rivelare pubblicamente i peccati commessi durante la sua gioventù laica.
Il santo rispose con tale umiltà, invitando il maligno a parlare affinché tutti conoscessero la sua natura di peccatore, da provocare l’immediata fuga del demone. -
Giovanni Leonardo de Fusco, un frate domenicano della Congregazione di Santa Maria della Sanità, fu una figura chiave nella riforma della vita monastica napoletana. Come direttore spirituale, si distinse per il rigore e la pazienza, introducendo la “vita comune” nel monastero di San Gaudioso nonostante le resistenze interne.
Il De Fusco incarna il modello di santità del primo Seicento, dove il male è un nemico esterno e antropomorfo, capace persino di assumere le fattezze di una monaca per ingannare, che il servo di Dio deve smascherare e combattere con l’ascesi.
All’interno dei monasteri, il maligno veniva percepito come un “disgregatore” sociale, capace di assumere le fattezze di una monaca per seminare zizzanie, calunnie e discordie tra le religiose
Il Settecento e la metamorfosi interiore del male
Con il passare dei decenni e l’avanzare del Settecento, si assiste a un mutamento profondo nella percezione del sovrannaturale. Nei processi di canonizzazione più tardi, la figura corporea e visibile del demonio inizia a svanire per lasciare il posto a una dimensione più intima e psicologica.
Mentre nel Seicento i santi combattevano fisicamente contro apparizioni notturne, nel secolo successivo, come dimostra il caso di Francesco de Geronimo, un influente gesuita e missionario, celebre a Napoli per le sue accese prediche sull’inferno, i fenomeni un tempo attribuiti al diavolo venivano reinterpretati. Il fragore di catene udito nella cella del predicatore non era più visto come un assalto demoniaco esterno, ma come il rumore delle aspre penitenze che il santo infliggeva a se stesso per domare i propri impulsi.
La santità non si misurava più nello scontro con un mostro, ma nella capacità di dominare le proprie passioni. Il demonio, da signore delle tenebre che attraversava le piazze, finì per abitare silenziosamente le coscienze, segnando una pagina affascinante della storia religiosa napoletana.
Fonte
I demoni di Napoli. Naturale, preternaturale, sovrannaturale a Napoli e nell’Europa di età moderna, a cura di F.P. de Ceglia e P. Scaramella, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 2021.


