Nascere a Napoli da un attore di prosa e una corista del San Carlo significa avere il destino segnato dalle quinte. Antonio Casagrande, nato a Napoli il 12 febbraio 1931, esordisce a soli sei anni nella Madama Butterfly, un inizio che sembrava presagire una carriera nella musica colta. Diplomato in canto al Conservatorio, Antonio possedeva una voce profonda, armoniosa, capace di risonanze che avrebbero incantato le platee per decenni. Ma il richiamo della recitazione fu più forte, o forse, fu Napoli stessa a chiedergli di prestare quella voce ai suoi personaggi.
L’aristocrazia eduardiana
Negli anni ’50, l’incontro che cambia tutto: entra nella compagnia di Eduardo De Filippo. Casagrande non è un attore qualunque; è uno dei pochi capaci di reggere il confronto con la severità del Maestro. Diventa un volto iconico nelle trasposizioni cinematografiche e televisive di capolavori come Napoli Milionaria!, Filumena Marturano e Il Sindaco del Rione Sanità.
In un teatro spesso fatto di urla e gestualità eccessiva, Antonio portava una misura diversa: un’autorità calma, un’eleganza naturale che lo rendeva perfetto sia per i ruoli di borghese che per quelli di popolano arricchito. Era la prova che il napoletano non è solo una lingua di pancia, ma anche di intelletto e spirito.
Tra cinema, doppiaggio e Don Liborio
Non si è mai fermato a una sola forma d’arte. Ha inciso dischi creando il personaggio comico di Don Liborio Occhialoni, ha prestato la sua voce vellutata al doppiaggio e ha lavorato con maestri del cinema come Alessandro Blasetti. La sua carriera è stata un lungo viaggio tra la televisione e il grande schermo, culminato in una “seconda giovinezza” alla fine degli anni ’90.
Il testimone a Maurizio: il sodalizio con Salemme
Per le nuove generazioni, Antonio Casagrande è stato il volto nobile e un po’ severo (ma sempre ironico) dei film di Vincenzo Salemme. Al fianco di suo figlio Maurizio Casagrande, ha dato vita a dinamiche padre-figlio indimenticabili in film come Amore a prima vista. Vedere Antonio e Maurizio recitare insieme era come assistere a un passaggio di testimone in diretta: la grande scuola del Novecento che benediceva la nuova commedia contemporanea.
Se n’è andato a 91 anni, chiedendo che le sue ceneri fossero disperse nel mare di Napoli. Un ultimo abbraccio alla città che aveva raccontato per quasi un secolo con la grazia di un tenore e il cuore di un attore di razza.
“Mio padre non recitava, lui ‘porgeva’ la parola. Aveva il ritmo della musica nel sangue.” — Maurizio Casagrande
Antonio Casagrande è stato l’anello di congiunzione tra l’epoca d’oro di Eduardo e la Napoli dei nostri giorni. Con lui è scomparso un modo di fare teatro fatto di studio, dizione perfetta e rispetto sacro per il pubblico.
È stato il volto di una Napoli “per bene”, colta eppure profondamente legata alla sua terra.
Fonti
Wikipedia.org


