Armando Gill: l’eleganza della parola in musica

A Napoli, dove la musica si respira nei vicoli e la poesia vibra nei gesti quotidiani, è nato uno dei personaggi più raffinati e innovativi del primo Novecento musicale italiano: Armando Gill, pseudonimo di Michele Testa, nato il 23 luglio 1877 nel cuore della città, in una famiglia borghese. 
Chi era davvero questo uomo dal nome d’arte quasi francese, gentile e colto, che si presentava in scena in tight, recitando i propri testi in versi con accompagnamento musicale? Era un precursore, il primo vero cantautore italiano, un artista che seppe unire poesia, musica e recitazione in un’unica forma d’arte, quando ancora il termine “cantautore” non esisteva.

Dalle aule di giurisprudenza al palcoscenico

Michele Testa cominciò come tanti napoletani del suo tempo: studiando legge per volere della famiglia, ma in parallelo coltivava una passione viscerale per il teatro e la scrittura. Iniziò scrivendo versi, poi sketch per varietà e riviste, fino a salire egli stesso sul palco e scelse uno pseudonimo evocativo e moderno: Armando Gill.
Intelligente e ironico, Gill si fece subito notare nei cafè-chantant, locali d’intrattenimento molto in voga tra fine Ottocento e inizio Novecento. Il pubblico lo amava per il suo modo garbato di stare in scena, per l’arguzia dei testi e la capacità di alternare toni comici a riflessioni dolci e malinconiche. Era un uomo elegante, che cantava e recitava i propri brani accompagnandosi con la chitarra o facendo uso del grammofono, in spettacoli che precorrevano il teatro-canzone.

Gill e la nascita della canzone moderna

Se oggi consideriamo Fabrizio De André, Giorgio Gaber o Domenico Modugno figure simbolo del cantautorato, è giusto ricordare che Armando Gill fu il primo a scrivere, musicare e interpretare le proprie canzoni in pubblico, con piena coscienza autoriale. Tra i suoi brani più celebri spicca “Come pioveva” (1918), struggente racconto d’amore perduto ambientato sotto la pioggia, eseguito con tocco teatrale e grande intensità; quella canzone divenne un classico immediato.
Ma la produzione di Gill fu vastissima, con testi spesso in italiano, qualche volta in napoletano, sempre caratterizzati da
una lingua pulita, spiritosa, elegante, mai volgare, mai banale. Anche nei suoi brani umoristici, si coglieva la penna del poeta e l’occhio dell’intellettuale.

L’uomo che parlava al cuore dell’Italia

Armando Gill ebbe un enorme successo negli anni Venti e Trenta, non solo a Napoli, ma in tutta Italia. I suoi spettacoli giravano nei teatri di Milano, Roma, Genova, e non di rado si esibiva davanti alla nobiltà e alle élite culturali; fu anche attore di teatro e scrittore di riviste e copioni. ma non abbandonò mai Napoli, sua ispirazione continua, che cantava in tutte le sue sfumature: amore, gelosia, malinconia, speranza.
Durante il ventennio fascista, mantenne uno stile sobrio, lontano dalla propaganda, continuando a scrivere e a esibirsi, ma sempre con discrezione. Quando la guerra spense luci e teatri, anche Gill si ritirò. Morì il 1º gennaio 1945, a Napoli, mentre la città stava risorgendo dalle macerie della guerra.

L’eredità

Armando Gill è stato, senza alcun dubbio, una figura fondativa per la canzone italiana moderna. Il suo contributo fu quello di nobilitare il testo musicale, elevando la canzone a forma d’arte autonoma; anche se oggi è meno noto al grande pubblico, la sua influenza è viva nei più grandi cantautori del Novecento.

A Napoli, il suo nome resta legato a quella stagione di grazia artistica in cui poesia, musica e teatro si fondevano in uno stile unico, raffinato e profondamente umano. In un tempo di lustrini e facili applausi, Armando Gill preferiva sussurrare emozioni, parlare all’intelligenza del pubblico, e lasciare che fosse la bellezza delle parole a colpire nel segno.

Fonti

  • Treccani – Biografia di Armando Gill

  • Roberto De Simone, Storia della Canzone Napoletana, Einaudi

  • Enciclopedia della Canzone Italiana, a cura di Gino Castaldo, Garzanti

  • Archivio SIAE – Repertorio Autori

  • Luciano De Crescenzo, Napoli ieri e oggi

  • RAI Teche – Speciale sulla canzone italiana d’autore

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