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Pare ‘o ciuccio ‘e Fechella: trentatré chiaje e pure ‘a cora fràceta!
Ad litteram
Sembra l’asino di Fichella: trentatré piaghe ed anche la coda marcia
Significato
Così si definiscono quelle persone che ne hanno sempre una, si tratti di un malanno o di una sventura.
L’espressione prende spunto da un asino di proprietà di tale Fechèlla – diminutivo di fico – che lo usava per fare piccoli trasporti. A differenza dei soggetti sopra richiamati, benché avesse una schiena piagata, il ciuccio continuava a fare il suo diligente lavoro.
Fechélla era il soprannome di tale Mimì (Domenico) Ascione, originario di Torre del Greco, che alla fine degli anni venti del secolo scorso, servendosi di un vecchio e malmesso somaro provvisto di basto, forniva servizio di modesto trasporto di vettovaglie e/o masserizie nella zona del Rione Luzzatti (rione di case popolari edificato nella zona orientale della città), non distante dallo stadio Ascarelli.
E proprio la condizione dello sfortunato asino e la fervida immaginazione dei napoletani diedero vita a quello che attualmente il simbolo della SSC Napoli, ‘o ciucciariello (malandato per gli scadenti risultati ottenuti in quel periodo dalla squadra di calcio).
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