Giuseppe Rosaroll: il patriota che attraversò l’Europa con la spada e la libertà nel cuore

Napoli, 16 settembre 1775. In una città che già allora sapeva essere contraddittoria e fiera, nasce Giuseppe Rosaroll. Il padre, Sebastiano, è un capitano delle guardie svizzere, ma Napoli è già impressa nel sangue di quel bambino destinato a diventare uno dei personaggi più affascinanti del primo Ottocento. Il cognome, Rosaroll Scorza, è nobile e antico, ma la sua storia sarà tutto tranne che aristocratica: sarà quella di un soldato, un rivoluzionario, un traditore per alcuni, un eroe per molti.
La sua vita comincia presto sotto le armi. Appena ventenne, è cadetto nell’esercito borbonico, ma gli eventi incalzano. Il 1799 è l’anno della Repubblica Napoletana: Rosaroll vi partecipa con entusiasmo, indossa l’uniforme rivoluzionaria e difende Castel Nuovo finché può. Ferito e imprigionato, riesce a fuggire rocambolescamente, rifugiandosi in Francia. È da lì che inizia la sua seconda vita.
Nella Francia napoleonica, Rosaroll diventa presto un ufficiale rispettato. Combatté a Marengo, poi passa in Italia settentrionale, nella Repubblica Cisalpina, scrivendo anche trattati tecnici sulla scherma — La scienza della scherma (1803) e Scherma della bajonetta astata, che diventeranno testi di riferimento per i militari europei.
Quando Napoli cambia padrone e arriva Murat, Giuseppe torna nella sua città natale. Non da semplice soldato, ma da generale, con il titolo di barone dell’Impero. È un eroe napoleonico a tutti gli effetti. Partecipa alla campagna di Russia, alla difesa del regno partenopeo e si distingue per valore, carisma e soprattutto per una lucidità politica che lo mette spesso in conflitto con l’autorità.
Ma la Restaurazione cancella tutto. I Borbone ritornano e Rosaroll, sempre fedele ai suoi ideali, si avvicina ai moti costituzionali del 1820. Comanda la divisione di Messina e, quando gli austriaci invadono il Regno per schiacciare la rivoluzione, tenta una disperata e coraggiosa resistenza. È la fine. Lo condannano a morte in contumacia. Giuseppe fugge ancora.
Passa in Spagna, dove combatte accanto ai liberali, poi è costretto a fuggire anche da lì. L’ultimo rifugio sarà la Grecia, in piena guerra d’indipendenza contro l’Impero Ottomano. Rosaroll arriva a Nauplia, si mette al servizio del nascente esercito greco e istruisce i reparti a cavallo. Ma non farà in tempo a combattere: nel 1825, un’epidemia di tifo lo porta via, lontano dalla sua Napoli, lontano dai campi di battaglia che tanto aveva amato.

Un napoletano che visse come un europeo

Giuseppe Rosaroll fu molto più di un soldato: fu intellettuale, scrittore, tecnico militare e pedagogo. Un uomo che credeva nella libertà dei popoli, nella Costituzione, nella giustizia sociale. Un napoletano cosmopolita, che morì in Grecia per una patria che non era la sua, ma in cui riconosceva gli stessi ideali per cui aveva combattuto in Italia e in Spagna.

Come molti patrioti del suo tempo, fu dimenticato per decenni. Ma il Risorgimento lo recupererà come modello e ispirazione. Suo figlio Cesare Rosaroll, a cui è dedicata una strada a Napoli,  ne seguì le orme, morendo anch’egli in battaglia, durante l’assedio austriaco di Venezia nel 1849.

Fonti

Treccani.it
wikipedia.org

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