Passeggiando in Piazza del Plebiscito, davanti al maestoso Palazzo Reale di Napoli, lo sguardo è rapito dalle otto statue che decorano la facciata. Sono i ritratti marmorei dei sovrani che, nei secoli, hanno regnato su Napoli, ma non furono lì da sempre: fu Umberto I di Savoia, nel 1888, a commissionarle con l’intento di rappresentare la “continuità” storica del Regno, anche in chiave dinastica sabauda.
Le statue furono scolpite tra il 1888 e il 1890 dai migliori artisti del tempo. L’idea era ambiziosa: un racconto in pietra che attraversasse la storia del Regno di Napoli, dalle origini normanne ai giorni dell’Italia unita.
L’ordine delle statue (da sinistra verso destra)
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Ruggiero II il Normanno – scultura di Emilio Franceschi
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Federico II di Svevia – Emanuele Caggiano
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Carlo I d’Angiò – Tommaso Solari
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Alfonso V d’Aragona – Achille D’Orsi
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Carlo V d’Asburgo – Vincenzo Gemito
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Carlo III di Borbone – Raffaele Belliazzi
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Gioacchino Murat – Giovanni Battista Amendola
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Vittorio Emanuele II di Savoia – Francesco Jerace
Le statue furono posizionate entro nicchie già previste dal progetto seicentesco di Domenico Fontana, poi rielaborato da Luigi Vanvitelli: oggi, fanno da cornice simbolica a una delle piazze più iconiche d’Italia.
Simboli e ideologia
Non è solo arte: dietro c’è una forte intenzione politica: includere re come Carlo III di Borbone o Murat significava non cancellare la memoria recente, ma inglobarla nel nuovo corso monarchico, una riconciliazione visiva tra passato e presente. Tuttavia, Umberto I – pare – non fu mai del tutto soddisfatto del risultato finale, e molte critiche giunsero anche da ambienti artistici e letterari napoletani.
La storiella delle statue
A Napoli, però, la storia convive con la leggenda e il sorriso. Una nota storiella popolare vuole che, una notte, le statue prendano vita…
Carlo V guarda a terra, vede una pozza e dice indignato:
“Chi ha fatto pipì qui?!”
Carlo III di Borbone, alza le mani:
“Io non ne so niente!”
Gioacchino Murat, con tono sfidante risponde:
“Sono stato io. E allora?”
A quel punto interviene Vittorio Emanuele II che, sguainando la spada, esclama:
“Adesso te lo taglio!”
Una battuta bonaria, in puro spirito napoletano, che alleggerisce con ironia il peso di secoli di dominazioni.
Queste statue non sono solo decorazioni, ma monumenti parlanti: ciascuna racconta un capitolo del lungo romanzo di Napoli. Un romanzo scritto nella pietra, tra orgoglio e ironia, che riprenderemo il 1° settembre, quando pubblicheremo la storia dei Re di Napoli: vi aspettiamo numerosi!”


