Massimiliano Rosolino: il delfino d’oro di Napoli

Napoli, 11 luglio 1978. In una città abituata a battersi su mille fronti, nasce un bambino che, prima ancora di camminare, sembra voler nuotare. Massimiliano Edgar Rosolino, madre australiana e padre napoletano, è il classico esempio di come il Mediterraneo e l’Oceano possano incontrarsi in un solo cuore. Cresce tra Fuorigrotta e Posillipo, con la salsedine nell’anima e l’acqua come elemento naturale.
A sei anni entra per la prima volta in piscina; non sa ancora che quella corsia blu sarà il suo mondo, la sua palestra, il suo trampolino verso la notorietà.
È un ragazzino biondo, occhi vispi, energia da vendere, ma dentro ha qualcosa in più: una fame costante di migliorarsi e anche quando si trasferisce in Australia per perfezionare la tecnica, non dimentica mai da dove è partito.

Una corsia chiamata destino

Rosolino inizia a imporsi nel nuoto nazionale a metà anni ’90, quando in Italia il nuoto è ancora sport di nicchia. Ma lui è uno che sa lasciare il segno: corre, anzi nuota, senza paura. Nei 200 e 400 metri stile libero, nei 200 misti, dimostra una versatilità rara e una tenacia inarrestabile.
È nel 2000, alle Olimpiadi di Sydney, che arriva il momento perfetto: medaglia d’oro nei 200 misti, davanti all’americano Tom Wilkens e all’altro italiano, il grande Alessio Boggiatto; non è solo una vittoria sportiva, è la consacrazione internazionale di un campione napoletano, che sul podio sorride come un ragazzo qualsiasi, ma dentro è un monumento alla fatica e alla determinazione.
In quella stessa edizione olimpica conquista anche l’argento nei 400 stile libero e il bronzo nei 200 stile, diventando uno degli atleti italiani più medagliati della manifestazione; e non finisce lì: nel 2001, ai Mondiali di Fukuoka, vince l’oro nei 200 misti, battendo ancora una volta il mondo intero.

60 volte sul podio

Tra Giochi Olimpici, Mondiali ed Europei, Rosolino salirà sul podio 60 volte: una cifra da leggenda. È stato 14 volte campione europeo, simbolo della nazionale azzurra per oltre un decennio, ma il suo vero trionfo è la continuità, la capacità di mantenersi ad altissimo livello in uno sport spietato, dove ogni frazione di secondo può fare la differenza. 
Rosolino non è mai stato solo “quello delle medaglie”, è stato un esempio di sportività, sempre corretto, sempre sorridente, con quella naturale simpatia partenopea che lo ha reso amatissimo dal pubblico italiano e internazionale.

Dopo il nuoto, la tv e la divulgazione

Appeso il costume al chiodo nel 2008, Massimiliano non ha smesso di stare sotto i riflettori, ma lo ha fatto a modo suo, con leggerezza e intelligenza. È apparso in programmi tv come “Ballando con le stelle”, “Pechino Express” e ha partecipato a numerosi eventi sportivi come commentatore e testimonial; non è diventato solo una faccia da tv, ma un ambasciatore dello sport, soprattutto verso i giovani. Ha lavorato anche con la Federazione Italiana Nuoto per promuovere l’attività nelle scuole e nelle periferie; la sua attenzione verso l’educazione sportiva dei bambini è costante.
Ancora oggi, ogni tanto, torna in piscina — per allenarsi, certo, ma anche per incontrare i ragazzi, per ispirarli, per raccontare che i sogni, con impegno, si avverano.

Napoli e la corsa verso l’acqua

Massimiliano Rosolino ha sempre portato Napoli nel cuore. Anche quando viveva tra Roma, Melbourne o Milano, la sua parlata tradiva l’origine. “Sono napoletano, e mi fa onore esserlo”, ha detto più volte; non ha mai rinnegato le sue radici, anzi: le ha fatte valere, ha mostrato come anche da una città piena di contraddizioni possa uscire un campione universale. 
Per Napoli, Rosolino è un simbolo positivo, un modello pulito, un atleta esemplare; è un uomo che ha scelto l’acqua, ma ha camminato sempre dritto, senza lasciarsi sedurre dai riflettori facili.

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