Vincenzo Salemme: il sorriso intelligente di Napoli

C’è un punto in cui la commedia incontra l’intelligenza, la risata si fa riflessione, e Napoli smette di essere una cartolina per diventare teatro dell’animo umano: in quel punto vive e lavora Vincenzo Salemme, nato a Bacoli il 24 luglio 1957, in una famiglia che della semplicità ha fatto cultura. Attore, autore, regista, scrittore, ma soprattutto voce limpida di una napoletanità contemporanea, Salemme ha raccontato per anni l’umanità dolente e buffa del nostro tempo.

Gli inizi: sotto l’ombra di Eduardo

La sua carriera comincia in teatro, dove l’incontro con Eduardo De Filippo è decisivo. Salemme entra nella compagnia del grande maestro nel 1977, e da lì inizia una vera e propria formazione “in bottega”, imparando il mestiere da chi aveva trasformato la napoletanità in lingua universale.
Accanto a Eduardo — e poi a Luca De Filippo — Salemme studia, recita, osserva: lì affina una recitazione sottile, mai urlata, fatta di ritmo, verità e cuore. Una scuola severa, quella dei De Filippo, ma anche generosa e Vincenzo, pur scegliendo col tempo una strada personale, non ha mai smesso di portare con sé quell’insegnamento di dignità e misura.

Il teatro comico secondo Salemme

Negli anni ’90, Salemme inizia a scrivere e dirigere le sue commedie, che lo consacrano come uno degli autori più brillanti della scena italiana. Testi come Premiata pasticceria Bellavista, Lo strano caso di Felice C. e …E fuori nevica! diventano successi di pubblico, portati in tournée in tutta Italia.
Il suo stile è inconfondibile: commedia di carattere, battute taglienti, dialoghi naturali, ma soprattutto una capacità rara di far ridere e pensare allo stesso tempo. Nei suoi personaggi — spesso piccoli uomini alle prese con problemi enormi — c’è tutta la fragilità dell’essere umano, raccontata però con leggerezza e compassione.

Il cinema: da attore a regista

Il successo teatrale si traduce anche sul grande schermo. Salemme recita in film comici accanto a Carlo Buccirosso, Biagio Izzo e Maurizio Casagrande, formando un ensemble napoletano amatissimo. Ma è anche regista e sceneggiatore dei suoi film: L’amico del cuore, Amore a prima vista, Cose da pazzi, solo per citarne alcuni. Il cinema di Salemme non è mai solo una trasposizione delle sue commedie: è un laboratorio dove la comicità incontra il racconto sociale, e dove i personaggi vivono non per far ridere, ma per restare umani. Nella sua filmografia si percepisce la lezione eduardiana, ma anche una libertà moderna, capace di rompere i cliché sulla napoletanità.

La parola scritta e la riflessione

Nel 2018 esce anche “Una festa esagerata”, portata a teatro, al cinema e pubblicata in forma di romanzo. Un vero esempio di come Salemme riesca a spaziare dalla scena alla pagina senza perdere la sua voce. La scrittura, per lui, è un altro modo per continuare a dialogare con il pubblico — un pubblico che lo ama perché si riconosce nei suoi personaggi, nei suoi difetti, nelle sue nevrosi quotidiane.
Negli ultimi anni ha anche portato in televisione una forma rinnovata di teatro popolare, con spettacoli dal vivo in prima serata Rai, contribuendo a riportare il teatro al centro della cultura popolare italiana.

Il segreto? La verità, anche quando fa ridere

Salemme è riuscito in qualcosa di raro: mantenere la dignità dell’attore e la leggerezza del comico, senza mai scadere nel facile. Anche quando fa ridere di gusto, lo fa con rispetto per i personaggi, con amore per la lingua napoletana — che usa con precisione chirurgica e affetto viscerale — e con un occhio sempre attento alla società. I suoi protagonisti sono uomini semplici che si perdono, che lottano, che non sanno mai se ridere o piangere. E forse proprio per questo il pubblico li ama: perché ci riconosce se stesso, in quella terra di mezzo tra tragedia e farsa che è la vita quotidiana.

Napoli, sempre

Vincenzo Salemme è uno degli ultimi grandi interpreti del teatro napoletano moderno, ma è anche qualcosa di più: una voce lucida, ironica e profondamente morale, capace di portare Napoli in tutta Italia senza doverla spiegare, ma semplicemente raccontandola com’è. Con i suoi tic, la sua poesia, le sue piccolezze e la sua grandezza.
E forse, come avrebbe detto Totò, «è la somma che fa il totale»: teatro, cinema, tv, libri — un’opera unica fatta di verità e risate.

Fonti:

  • Interviste a Vincenzo Salemme, Il Mattino, la Repubblica, Corriere della Sera

  • Archivio Rai Teche – “Techetechetè” Speciale Salemme

  • Enciclopedia dello Spettacolo Italiano – Sezione Teatro Contemporaneo

  • Vincenzo Salemme – Il teatro del sorriso, di A. Scarpati (Sperling & Kupfer, 2019)

  • Sito ufficiale: www.vincenzosalemme.it

  • wikipedia.org (contenuto e immagine)
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