Vincenzo Scarpetta: l’erede di una tradizione e pioniere del teatro e del cinema napoletano

Napoli, città che affonda le sue radici nella cultura, nella musica e nel teatro, ha dato i natali a innumerevoli artisti che hanno segnato la storia dell’arte e della cultura italiana. Tra questi, uno dei più straordinari fu senza dubbio Vincenzo Scarpetta, un uomo che portò avanti l’eredità del padre Eduardo, ma che, al contempo, riuscì a tracciare un cammino tutto suo, con il suo talento poliedrico che spaziava dal teatro al cinema, passando per la musica e la scrittura.

Nato il 19 giugno 1877 a Napoli, Vincenzo Scarpetta fu immerso fin da giovane nel mondo del teatro. Figlio di Eduardo Scarpetta, uno dei più celebri attori e commediografi napoletani, Vincenzo sembrava destinato a seguire le orme di un padre che aveva fatto della commedia napoletana un simbolo. Tuttavia, la sua vita non fu solo una continuazione dell’opera paterna: Vincenzo divenne un’artista a tutto tondo, capace di navigare tra le acque agitate del teatro, del cinema e della musica con una grande maestria.

Un debutto indimenticabile e il passaggio al palcoscenico

Il debutto di Vincenzo avvenne il 7 gennaio 1888, quando, a soli 11 anni, si esibì sul palcoscenico del Teatro Mercadante di Napoli, interpretando Peppeniello nella famosa commedia Miseria e nobiltà scritta dal padre. Un’iniziazione teatrale che segnò l’inizio della sua carriera, ma anche l’inizio di una lunga ombra da cui sarebbe stato difficile uscire. Crescendo nel circolo familiare degli Scarpetta, Vincenzo trovò il suo posto nella compagnia teatrale paterna, dove si distinse come attore e, con il passare degli anni, come capocomico. Nonostante l’ingombrante eredità di Eduardo Scarpetta e il successivo trionfo dei fratelli De Filippo, Vincenzo riuscì a mantenere la sua dignità artistica e ad arricchire la scena napoletana con nuove influenze.

Dai fratelli De Filippo alla scelta di nuove strade

Già da giovane, Vincenzo si distinse anche come maestro per i suoi fratellastri Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, ai quali impartì gli insegnamenti di quel teatro popolare che avrebbe poi rivoluzionato. Eduardo, in particolare, si formò accanto a lui, e per i De Filippo, la figura di Vincenzo fu quella di un mentore che aiutò a costruire i primi passi nel teatro. Tuttavia, la carriera di Vincenzo si intrecciò sempre con quella dei fratelli, la cui ascesa teatrale, insieme al mito di Eduardo De Filippo, in qualche modo oscurò la sua figura. Nonostante ciò, Vincenzo non smise mai di scrivere, portando sul palcoscenico un repertorio che si arricchiva di nuove opere, da quelle ispirate alla tradizione paterna a quelle più moderne, come le collaborazioni con Luigi Chiarelli e le riduzioni pirandelliane.

Nel 1910, con il ritiro dalle scene di suo padre Eduardo, Vincenzo divenne il capocomico della compagnia, portando avanti con determinazione una tradizione che, seppur segnata dalla grandezza del padre, fu arricchita dalla sua creatività. Il suo teatro, spesso divertente e popolare, trovava spazio anche in produzioni più sofisticate e innovative, come le rappresentazioni de L’agnello pasquale e Chello che simmo e chello che parimmo, che mescolavano il comico e il tragico in una fusione originale.

Il pioniere del cinema muto

Ma Vincenzo Scarpetta non fu solo teatro. La sua visione artistica lo portò anche a sperimentare con il cinema, diventando uno dei pionieri del cinema napoletano e italiano. Nel periodo del muto, lavorò con le più importanti case di produzione italiane, tra cui la Cines, e con registi di grande valore come Enrico Guazzoni. Fu protagonista di film come Il gallo nel pollaio (1916) e Scarpetta e l’americana (1918), che segnarono l’inizio di una carriera cinematografica che continuò fino agli anni Trenta. Non solo attore, ma anche autore e regista, Vincenzo scrisse e ideò pellicole che avrebbero lasciato un segno nella storia del cinema.

Fu uno degli artigiani del cinema muto, in un’epoca in cui il cinema italiano stava appena iniziando a farsi strada, e riuscì a trasporre sul grande schermo commedie di successo tratte dal repertorio teatrale napoletano, come Miseria e nobiltà. Con l’avvento del sonoro, Vincenzo continuò a lavorare nel cinema, partecipando a pellicole come Gli ultimi giorni di Pompeo (1937) e La dama bianca (1938), ma fu nel teatro che continuò a ritagliarsi un ruolo di protagonista.

Il teatrante versatile e il suo amore per la rivista

A partire dalla metà degli anni Venti e per tutti gli anni Trenta, Vincenzo Scarpetta tornò a lavorare nella rivista musicale, un genere che aveva sempre amato e che gli permetteva di mettere in evidenza il suo lato comico, trasformista e cantante. La rivista musicale, un simbolo della cultura partenopea, divenne il palcoscenico ideale per il suo talento poliedrico. Celebre fu la sua partecipazione alla Compagnia di Raffaele Viviani, con cui interpretò memorabili commedie, tra cui la parte del cuoco Gaetano Semmolone in Miseria e Nobiltà, che lo consacrò come uno dei più grandi interpreti della scena napoletana.

La morte e l’eredità

Vincenzo Scarpetta morì il 3 agosto 1952, ma il suo ricordo è vivo nel cuore di Napoli. Oggi, la sua eredità teatrale è custodita nel repertorio della commedia napoletana, e la sua passione per il cinema ha aperto la strada a generazioni di cineasti che hanno seguito il suo esempio. Nonostante la sua vita sia stata segnata da una competizione costante con l’ingombrante figura del padre e dei fratelli De Filippo, Vincenzo ha contribuito, in modo originale e unico, a costruire la grande tradizione culturale di Napoli.

Il suo nome resterà sempre legato a quella Napoli che, con un sorriso, sa guardare la vita e la sua grande arte. Una Napoli che non smette mai di ridere, nemmeno quando dietro ogni risata si nasconde una riflessione profonda sulla società e sull’uomo.

Fonti

  • M. Beatrice Cozzi Scarpetta, Vincenzo Scarpetta – Teatro (1900-1910), Liguori Editori, 2016

  • Pasquale Iaccio e M. Beatrice Cozzi Scarpetta, Pionieri del cinema napoletano – Le sceneggiature di Vincenzo e i film perduti di Eduardo Scarpetta, Napoli, Liguori Editori, 2016

  • Eduardo De Filippo, Quattro commedie di Eduardo e Vincenzo Scarpetta, Torino, Einaudi, 1974

  • Enciclopedia del Cinema Italiano – Volume 1, Istituto dell’Enciclopedia Italiana, 2003

  • wikipedia.org (foto e contenuto)
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