Foto di Gerhard Bögner da Pixabay
C’è un vecchio detto che gira tra i banchi dei mercati napoletani, da Porta Nolana alla Pignasecca, sussurrato tra una contrattazione e l’altra, quando il cliente se ne va senza comprare e il sole scotta sulla fronte: “Mercante è chi perde e mercante è chi guadagna.”
È un proverbio semplice, ma ha dentro tutto il disincanto e la forza di chi, del commercio, ha fatto la propria vita. Nella città dove la parola vale quanto la merce, il “mercante” è una figura quasi mitica. È colui che conosce il gioco della bilancia, il valore delle stagioni, i capricci del cliente, e soprattutto i colpi del destino. Chi commercia, qui, non si aspetta solo il guadagno: sa che ogni giorno è una sfida nuova. Oggi vendi tutto e domani sei costretto a rifondere, a svendere, a rimediare con la dignità quello che non puoi salvare con l’incasso.
Il proverbio ha un messaggio preciso: il vero mercante è colui che sa stare al gioco, anche quando perde. Non chi si arricchisce una volta sola, ma chi resta in piedi ogni giorno, anche quando piove, anche quando la merce si rovina, anche quando il cliente “nun tene ‘e denare ma tene ‘a faccia tosta”.
E in effetti, Napoli ha una lunga tradizione mercantile fatta di mercati, baratti, astuzie e pazienza. Dalla Loggia dei Mercanti del Seicento ai venditori ambulanti che ancora oggi animano i vicoli, ogni generazione ha imparato che il commercio non è mai solo guadagno, ma anche fatica, rischio, e talvolta, perdita. Ma con un sorriso, perché “pure quanno se perde, se campa.”
In questo proverbio c’è una grande lezione di umanità: la perdita non disonora il mestiere, anzi, lo definisce. Chi ha il coraggio di affrontarla e di andare avanti è mercante vero. Gli altri, sono solo fortunati di passaggio…


