Diomede Marvasi, il giurista che sfidò il Regno

Nato a Cittanova (all’epoca in Calabria Ulteriore) il 13 agosto 1827, Diomede Marvasi si formò nei classici a Monteleone e proseguì gli studi giuridici a Napoli; era un giovane appassionato e coraggioso, tanto da partecipare — al fianco del suo maestro Francesco De Sanctis — ai moti liberali del 1848: in quella rivolta fu ferito e più volte arrestato, fino a essere condannato all’esilio perpetuo dal Regno borbonico nel 1853.

Durante la deportazione riuscì rocambolescamente a fuggire dalla nave che lo stava conducendo in America, rifugiandosi prima a Malta e poi a Torino, dove si integrò nella comunità degli esuli meridionali. In Piemonte esercitò come avvocato e collaborò con grandi nomi del diritto come Pasquale Stanislao Mancini, Antonio Scialoja e Giuseppe Pisanelli alla redazione di un Commentario al Codice di Procedura Civile degli Stati Sardi.

La chiamata del Sud e l’impegno nella giustizia

Nel 1860, appena dopo la spedizione dei Mille, Marvasi fu richiamato a Napoli e rifiutò la cattedra a Modena per partecipare alla costruzione istituzionale del nuovo Stato; dopo l’unità d’Italia entrò nei ranghi della magistratura e fu impegnato in incarichi di crescente responsabilità.

Nel 1867 fu nominato Pubblico Ministero nel processo davanti all’Alta Corte di Giustizia del Senato contro l’ammiraglio Carlo Pellion di Persano, imputato per la disastrosa sconfitta della flotta italiana nella battaglia di Lissa: fu un processo dal valore più simbolico che giuridico, ma Marvasi vi portò un’impostazione severa, convinto che anche le istituzioni dovessero rendere conto al Paese.

L’uomo delle riforme

Divenuto consigliere della Corte di Cassazione nel 1868, fu nominato relatore nella Commissione per la riforma del Codice Penale; i suoi interventi coniugavano fermezza legale e sensibilità civile, e contribuirono all’unificazione giuridica dell’Italia, ancora divisa tra codici preunitari.
Nel 1872 fu nominato Commissario Straordinario del Comune di Napoli e l’anno dopo divenne Procuratore Generale presso la Corte d’Appello; nel 1874 fu promosso Procuratore Generale della Cassazione e nominato Senatore del Regno il 15 novembre.

Onori e ultimi anni

Per i suoi meriti giuridici e patriottici fu insignito dell’Ordine della Corona d’Italia, prima come Commendatore (luglio 1872), poi come Grand’Ufficiale (ottobre 1872).
Morì a Castellammare di Stabia il 17 ottobre 1875, a 48 anni, dopo aver servito lo Stato con coerenza e passione.

Fonti

  • Senato della Repubblica – Scheda biografica del senatore Diomede Marvasi

  • Comune di Cittanova – Targa commemorativa, Casa Marvasi

  • wikipedia.org (contenuto e foto)
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