Agustino ‘o pazzo: il centauro ribelle che incantò Napoli negli anni ’70

Negli anni Settanta, Napoli era un intreccio di caos e poesia; il traffico era un fiume in piena, la musica dei clacson si mescolava alle grida dei venditori e il rombo delle moto diventava parte della colonna sonora della città.
In questo teatro di asfalto e pietra, tra vicoli stretti e piazze storiche, si muoveva un personaggio che sarebbe entrato nel mito urbano: Antonio Mellino, soprannominato Agustino ‘o pazzo per la passione che nutriva per lo sport motociclistico, ed in particolare per Giacomo Agostini, pluricampione mondiale del tempo.

Non era un semplice motociclista: la sua moto, una Gilera 125, era il prolungamento del suo corpo, una creatura di metallo e benzina che sapeva piegare, far saltare, impennare come se fosse viva.
Chi lo vedeva passare non dimenticava lo spettacolo: ruota anteriore alta verso il cielo, sguardo fisso all’orizzonte, velocità che sfidava ogni regola.

Ma non correva soltanto per gusto di libertà: su di lui gravava un mandato di arresto, e le sue fughe erano spesso una questione di sopravvivenza.

Le cronache e i racconti popolari dell’epoca descrivono inseguimenti memorabili: pattuglie che tentavano di bloccarlo sul lungomare, poliziotti appostati lungo via Toledo, e lui che, con un colpo di acceleratore e un’improvvisa svolta nei vicoli dei Quartieri Spagnoli, spariva nel nulla. Era sfuggente come il vento di mare che corre tra i palazzi, e per molti napoletani la sua abilità non era solo destrezza, ma un atto di ribellione verso ogni forma di imposizione.

Alla fine di agosto del 1970, quando le tensioni sociali tra le classi meno abbienti e la polizia, portò a scontri di piazza con centinaia di feriti, Agustino divenne un imprendibile capopopolo, entrando subito nella simpatia dei napoletani

Ma il destino, si sa, ama sorprendere. Il 18 settembre, Agustino non era sulla sua moto, ma in auto, in compagnia di amici, in piazza del Gesù e fu lì che la sua corsa si fermò; non ci furono rombi di motore né impennate spettacolari: solo l’arrivo silenzioso delle forze dell’ordine che misero fine alla sua parabola di fuoco.

Eppure, nella memoria collettiva, Agustino ‘o pazzo non è ricordato per l’arresto, ma per ciò che rappresentava: nelle sue fughe c’era il respiro libero di una città intera, nelle sue impennate la materializzazione del secolare sentimento revanscista di Napoli, quella volontà di non piegarsi mai, di sfidare il potere e riscrivere le proprie regole.

Oggi, ile sue gesta sopravvivono nei racconti degli anziani, nei bar di quartiere e tra gli appassionati di moto, come leggenda di asfalto e coraggio. Antonio Mellino rimane l’immagine di un’epoca in cui le strade di Napoli erano più che vie di passaggio: erano palcoscenico di avventure, sfide e sogni che nessun arresto avrebbe potuto spegnere.

Fonti

Napolitoday.it
https://www.espressonapoletano.it/il-mistero-di-agostino-il-pazzo/
Foto tratte dall’Archivio Fotografico Riccardo Carbone

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