Negli anni Cinquanta Napoli era un porto in fermento: dal molo di Mergellina e dalla Stazione Marittima partivano navi, traghetti e motoscafi che collegavano la città alle isole del Golfo, ma proprio in quegli anni due sogni prendevano forma: correre più veloci sul mare e volare sopra le onde.
Il primo sogno lo incarnò l’aliscafo. L’idea era nata all’inizio del Novecento grazie all’ingegno visionario di Enrico Forlanini, al quale fu intitolato l’Aeroporto di Milano Linate, ma fu solo nel dopoguerra che trovò piena realizzazione. Nel 1956, dai cantieri Rodriquez di Messina, uscì il Freccia del Sole, un’imbarcazione che sembrava quasi magica: a tutta velocità, le sue ali immerse sollevavano lo scafo dall’acqua e lo facevano correre come sospeso nell’aria.
A Napoli il suo debutto fece scalpore: in meno di mezz’ora si poteva raggiungere Ischia, mentre Capri era a portata di un soffio di motore; da quel momento gli aliscafi divennero simbolo di modernità, portando con sé la sensazione di vivere in un futuro che stava già arrivando.
Ma non bastava. Qualcuno pensava che, se il mare poteva essere “sorvolato” da una barca alata, allora perché non provare davvero a staccarsi dalle onde? Così, nel 1956, nacque Elivie, la compagnia di elicotteri sostenuta da Alitalia.
Il 20 luglio 1959 partì il primo collegamento regolare Napoli–Capri; all’inizio era un servizio estivo, pensato per i turisti, ma presto si estese a tutto l’anno.
Gli abitanti delle isole impararono a convivere con il rombo dei rotori che, più volte al giorno, sollevavano i passeggeri dal porto o dall’aeroporto di Capodichino e li trasportavano in pochi minuti a Capri, Ischia o Sorrento.
Nel 1968 arrivarono i grandi Sikorsky S-61N, veri giganti del cielo con 26 posti: da bordo, il panorama era mozzafiato: il Vesuvio si stagliava alle spalle, i Faraglioni apparivano sempre più vicini, e il viaggi, breve e spettacolare, sembrava trasformarsi in una piccola avventura da film.
Così, per più di un decennio, Napoli e le sue isole furono collegate in due modi straordinari: con le ali sull’acqua degli aliscafi e con le ali rotanti degli elicotteri. Due simboli di un’epoca in cui la tecnologia sembrava in grado di piegare mare e cielo ai desideri degli uomini.
Poi, certo, arrivarono i conti: i voli in elicottero erano costosi e poco redditizi, e il 30 giugno 1971 Elivie compì il suo ultimo viaggio; gli aliscafi invece continuarono la loro corsa, diventando parte integrante della vita quotidiana del Golfo.
Ma chi, negli anni Sessanta, vide un elicottero decollare dalla Stazione Marittima o salì a bordo di un aliscafo che si sollevava dalle onde, conservò per sempre la sensazione di vivere in una città che non smetteva mai di sognare: Napoli, capace di unire mare e cielo in un unico respiro.
Fonti
wikiepdia.org


